Non nasconde la sua preoccupazione Evelina Sgarbi, figlia di Vittorio Sgarbi, durante un’intervista al giornalista Gabriele Parpiglia. Rompendo il silenzio su una vicenda familiare e giudiziaria sempre più complessa, la figlia del celebre critico d’arte traccia un quadro drammatico, confermando che i due non si vedono di persona da dieci mesi, ovvero dall’udienza del 28 ottobre.

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«Partecipa agli eventi ma è come se non ci fosse»
Secondo il racconto di Evelina, il declino del padre avrebbe subito una netta accelerazione tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Tra telefonate rimaste senza risposta durante le feste e brevi contatti mediati dalla compagna di Sgarbi, Sabrina, la ragazza avrebbe appreso del ricovero del padre al policlinico Gemelli di Roma soltanto attraverso i giornali.
Da quel momento si sarebbe scontrata con quello che descrive come un vero e proprio muro informativo: le cartelle cliniche, secondo quanto sostiene, le sarebbero state consegnate solo dopo un anno e mezzo di battaglie legali, ufficialmente bloccate per motivi di privacy.
«Non era più lui: è come un nonno molto anziano che non sa più fare quello che una volta faceva benissimo. […] Partecipa agli eventi, ma è come se non ci fosse. Vorrei solo che qualcuno dimostrasse che sta bene con degli esami approfonditi», ha raccontato a Parpiglia, restituendo l’immagine di un cambiamento che l’avrebbe profondamente colpita.
«Ho paura che muoia, continua ad andare in giro con 40 gradi»
La vertenza si è progressivamente spostata sul piano giudiziario. Evelina ha chiesto la nomina di un amministratore di sostegno per il padre, richiesta poi respinta dal tribunale, e ha promosso azioni legali che hanno portato alla sospensione del matrimonio tra il critico e la compagna.
La figlia, che respinge fermamente ogni accusa di interessi economici dietro le proprie iniziative, ha sollevato forti perplessità sulla gestione degli accertamenti medici del padre. Un timore, in particolare, guida ogni sua azione: «Che muoia. Dalle cartelle emergono patologie croniche neurologiche e cardiache: l’ho detto pubblicamente il 15 agosto e lo ripeto qui».
Secondo quanto riferito da Evelina, i periti a cui si sarebbe rivolta le avrebbero indicato la necessità di un approfondimento specialistico immediato, di natura cardiologica, emodinamica e neurologica, e non di tipo psicologico. «E invece lui continua a lavorare, in giro, con quaranta gradi. Ho paura per lui, punto», ha concluso.