Lucido, teso, apparentemente immutabile davanti alle telecamere. Vladimir Putin, 73 anni, coltiva da tempo un’ossessione che va ben oltre la politica e la guerra: sconfiggere il tempo. E per farlo, ha messo a disposizione cifre da capogiro.
Il presidente russo ha stanziato 26 miliardi di dollari in un dossier classificato per la longevità dal nome tanto burocratico quanto rivelatore: “Nuove tecnologie per la preservazione della salute”. Un piano che, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, comprende terapie geniche contro l’invecchiamento cellulare, biostampa 3D di tessuti umani, xenotrapianti con organi di mini-maiali modificati geneticamente per essere compatibili con il corpo umano, e organi coltivati in laboratorio da consegnare entro il 2030. L’immortalità trattata come un appalto pubblico.
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Il piano da 26 miliardi: cosa prevede davvero

Il progetto è stato presentato ufficialmente al Paese nel 2024 e promette di salvare 175mila vite entro fine decennio. Un numero che, con inquietante precisione, si avvicina ad alcune delle stime indipendenti sui caduti russi nella guerra in Ucraina: secondo Mediazona, uno dei principali media d’opposizione al Cremlino, sarebbero oltre 352mila i morti russi confermati dall’inizio dell’invasione, contro i soli 7.147 comunicati ufficialmente dal governo.
Le tecnologie al centro del piano sono quelle che la medicina più avanzata sta esplorando in tutto il mondo: terapie geniche per rallentare o invertire il processo di invecchiamento cellulare, biostampa tridimensionale di tessuti e organi, xenotrapianti con maiali allevati appositamente per essere biologicamente compatibili con l’uomo, e la coltivazione di organi artificiali in laboratorio. Un programma che, nelle intenzioni del Cremlino, dovrebbe trasformare la Russia in una potenza della longevità. Nella realtà, solleva più domande di quante ne risponda.
Chi guida il progetto: la figlia di Putin e il fisico nucleare

A dirigere questa corsa all’immortalità sono due figure tutt’altro che casuali. La prima è Maria Vorontsova, figlia di Putin ed endocrinologa, a capo dei programmi genetici di Stato. La seconda è Mikhail Kovalchuk, fisico, direttore del sovieticissimo Istituto di ricerca nucleare Kurchatov e fratello del banchiere che è tra gli amici personali più stretti del presidente. Kovalchuk stesso, parlando con i media russi, ha usato parole che la dicono lunga sulle ambizioni del progetto: “È difficile parlare di immortalità, ma la capacità di riparare l’uomo aumenterà senza dubbio.”
La scelta di affidare un programma scientifico così delicato a familiari e fedelissimi del presidente piuttosto che ai migliori scienziati disponibili racconta molto sulla natura reale dell’iniziativa. Non è un programma di ricerca aperto al mondo: è un progetto di potere, gestito come tale.
L’ossessione russa per la longevità: una tradizione secolare
L’ambizione di Putin non nasce dal nulla. Affonda le radici in una lunga tradizione russa che ha sempre guardato alla morte come a un problema tecnico da risolvere. Il filosofo ottocentesco Nikolai Fëdorov, padre del cosmismo russo, credeva che il compito dell’umanità fosse la cosiddetta “causa comune”: sconfiggere la morte e resuscitare i padri tramite la scienza. Una mistica collettivista che Putin ha privatizzato a beneficio di un’élite di settantenni le cui facce si ripetono nelle fotografie del potere da venticinque anni.
I precedenti storici, però, non sono incoraggianti. Negli anni Venti, Alexander Bogdanov sperimentava trasfusioni di sangue ringiovanenti sotto lo sguardo di Lenin: morì a 55 anni. Un decennio dopo, Oleksandr Bogomolets aveva convinto Stalin che l’uomo potesse arrivare a 150 anni di vita: ne visse 65. Nel 2018 Putin stesso consigliò al cancelliere austriaco Sebastian Kurz l’uso di una camera criogenica a meno 112 gradi. Il suo “gerontologo personale”, Vladimir Khavinson, soprannominato così dai media russi, somministrava al presidente peptidi derivati da tessuto di vitello e sosteneva, Bibbia alla mano, che l’uomo fosse destinato a vivere 120 anni. Khavinson è morto nel 2024, a 77 anni.
Il paradosso russo: immortalità per pochi, morte prematura per tutti
C’è una contraddizione profonda al cuore di questo progetto da miliardi. Mentre il Cremlino finanzia programmi per trapiantare organi coltivati in laboratorio e modificare geneticamente il processo di invecchiamento, l’aspettativa di vita media di un uomo russo è ferma a 68 anni: dieci in meno rispetto a un americano, oltre dodici in meno rispetto a un europeo occidentale. Longevità tecnologica per la corte, mortalità ordinaria per il Paese.
Alexander Ostrovskiy, pioniere russo della biostampa fuggito in Occidente dopo l’aggressione a Kiev, ha liquidato senza mezzi termini la ricerca prodotta in patria: “Se non ci sono pubblicazioni, non ci sono risultati. Dicono a Putin ciò che vuole sentirsi dire per ottenere i finanziamenti.” E sulle sanzioni che hanno tagliato fuori la Russia dalla comunità scientifica internazionale: “È impossibile fare scienza in isolamento.” Un giudizio durissimo che solleva il dubbio più inquietante di tutti: e se il piano da 26 miliardi fosse, in fondo, solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di profeti della longevità russa che hanno promesso l’eternità e sono morti prima del previsto?
Putin e i miliardari della Silicon Valley: stessa ossessione, approcci diversi
Il sogno di Putin non è così diverso da quello che coltivano da anni i grandi nomi della Silicon Valley. Jeff Bezos, Peter Thiel e Sam Altman finanziano laboratori di ricerca sull’invecchiamento, assumono i migliori gerontologi del mondo e acquistano tempo con i loro miliardi. Ma lo fanno da consumatori privati, non da sovrani. Putin lo persegue come una questione di sicurezza nazionale: se il suo corpo cede, lo Stato costruito intorno alla sua persona rischia di fermarsi. La sua morte è l’unica minaccia che il regime non ha imparato a neutralizzare. Ed è per questo che 26 miliardi non sono mai sembrati pochi.