Più passano i giorni, più la rapina alla banca di Napoli del 16 aprile sembra uscita dalla sceneggiatura di un film. I nuovi dettagli emersi nelle ultime ore durante la trasmissione Confidential Live su Fanpage.it disegnano un’operazione criminale di livello professionale raramente visto in Italia: dieci persone, tunnel scavati a mano per non fare rumore, maschere con i volti di attori famosi, un basista piazzato dentro la rete fognaria cittadina. E ora c’è una prima svolta: uno dei rapinatori è stato riconosciuto. Non dal volto — accuratamente coperto — ma dalla sua camminata.
Il terzo uomo: cinquantenne del centro storico, già noto alla polizia

Secondo quanto riferito da una fonte interna alla trasmissione, il terzo uomo a fare ingresso nei locali della banca è un cinquantenne originario del centro storico di Napoli, con precedenti penali legati a reati simili. I rapinatori indossavano maschere cinematografiche che riproducevano i volti di attori noti — tra cui quella di The Rock — rendendo impossibile qualsiasi identificazione visiva. Ma la sua andatura particolare lo ha tradito. Gli investigatori starebbero lavorando su analisi biometriche del movimento per dare un nome certo all’individuo.
La fonte ha aggiunto un dettaglio che racconta molto sulla dimensione di questo crimine: a Napoli esisterebbero soltanto quattro o cinque specialisti capaci di orchestrare e partecipare a un colpo di tale complessità. Il cerchio dei sospettati è già ristretto.
Il piano: tunnel scavati con le cazzuole, niente macchinari
La banda era composta da dieci persone, suddivise in due gruppi con ruoli distinti. Tre entrarono dalla parte superiore della banca. Gli altri sette risalirono i tunnel sotterranei sbucando direttamente nel caveau. I tunnel furono scavati con semplici cazzuole — una scelta deliberata per evitare che le vibrazioni dei macchinari pesanti facessero scattare i sistemi di allarme o insospettissero i residenti del quartiere Salvator Rosa.
L’operazione fu supportata da due basisti strategici. Il primo si trovava all’interno della banca stessa, pronto a fornire informazioni in tempo reale sui movimenti del personale. Il secondo era posizionato nell’azienda che gestisce la rete fognaria cittadina — una figura cruciale, senza la quale sarebbe stato impossibile navigare il labirinto di cunicoli e scarichi sotto il manto stradale napoletano.
Cinquanta minuti, cinquanta cassette, poi spariti nelle fogne
I rapinatori sono rimasti all’interno della struttura per soli cinquanta minuti. In quel tempo hanno svuotato cinquanta cassette di sicurezza, agendo con una rapidità che suggerisce una conoscenza preventiva degli obiettivi più ricchi. Prima di sparire hanno spruzzato il contenuto di diversi estintori, riempiendo i locali di una fitta polvere bianca per rendere difficili i rilievi scientifici immediati.
Il colpo finale nella gestione della trattativa con le forze dell’ordine: mentre i negoziatori credevano che i rapinatori fossero ancora dentro e pronti a trattare, il commando era già fuggito attraverso le fogne. Un depistaggio perfetto che ha guadagnato loro il tempo necessario per scomparire.
Il bottino: impossibile quantificarlo
Al momento rimane impossibile stabilire il valore di quanto è stato sottratto. La natura stessa delle cassette di sicurezza garantisce l’anonimato assoluto sul loro contenuto: solo i proprietari sanno cosa custodivano. Soldi contanti, gioielli, documenti, beni di valore inestimabile — tutto potrebbe essere sparito senza che nessuno possa dirlo pubblicamente. Un’opacità che trasforma questa rapina in uno dei colpi più misteriosi della storia criminale recente di Napoli.