Nel dettaglio delle preferenze, il 47,2% degli intervistati si dice favorevole al Sì, confermando la riforma della giustizia. Il dato è in lieve crescita rispetto al 4 febbraio, quando si attestava al 46,6%.
Il 43,1% voterebbe invece No, scegliendo l’abrogazione della riforma. Anche in questo caso si registra un incremento rispetto alla precedente rilevazione (42,2%). Il distacco tra le due opzioni è dunque contenuto e si mantiene sotto i cinque punti percentuali.
Se si considerano soltanto coloro che dichiarano un orientamento di voto definito, il Sì sale al 52,3%, mentre il No si ferma al 47,7%. Un margine che, se confermato alle urne, porterebbe alla conferma della riforma, ma che resta esposto a possibili variazioni.
I singoli quesiti: cosa pensano gli italiani
Il sondaggio entra anche nel merito dei principali punti della riforma.
Separazione delle carriere e doppio Csm
Alla domanda sull’introduzione di due distinti Consigli superiori della magistratura – uno per i pubblici ministeri e uno per i giudici, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica – il 42,2% si dice favorevole, mentre il 34,2% è contrario. Gli indecisi rappresentano il 23,6%.
Composizione dei nuovi Csm
La proposta che prevede due terzi di magistrati sorteggiati e un terzo di professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di attività raccoglie il 38,7% di consensi. I contrari sono il 37,9%, con un 23,4% di indecisi.
Alta corte disciplinare
Quanto all’istituzione di un’Alta corte disciplinare composta da 15 membri (tre nominati dal Capo dello Stato, tre accademici o avvocati con almeno 20 anni di anzianità e nove magistrati estratti a sorte), il 40,4% si dichiara favorevole. Il 36,2% è contrario, mentre il 23,4% non esprime una posizione.
La partita si gioca sugli indecisi
Il quadro complessivo restituisce un elettorato diviso ma con una leggera prevalenza del Sì. Tuttavia, con oltre il 40% degli intervistati ancora senza una scelta definitiva, la campagna referendaria delle prossime settimane potrebbe risultare decisiva.
Se il fronte favorevole punta a consolidare il vantaggio, quello contrario mira a intercettare l’area dell’incertezza. In un referendum confermativo, la mobilitazione e la capacità di orientare gli indecisi potrebbero pesare più del distacco attuale tra le due opzioni.

















