giovedì, Luglio 16

Referendum sulla riforma Nordio, il blitz del governo accelera le firme

La decisione del governo di anticipare la data del voto non ha rallentato la mobilitazione popolare sul referendum relativo alla riforma Nordio. Al contrario, l’iniziativa ha registrato una nuova e significativa accelerazione. In poche ore, tra lunedì e martedì, la raccolta firme ha superato quota 380mila sottoscrizioni, avvicinandosi rapidamente alla soglia delle 500mila necessarie.

L’obiettivo dovrà essere raggiunto entro il 30 gennaio, data in cui scadranno i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale. I promotori, un gruppo di 15 giuristi che hanno avviato la raccolta prima di Natale, parlano apertamente di un effetto boomerang: il cosiddetto “blitz” dell’esecutivo avrebbe finito per rafforzare, anziché indebolire, la partecipazione civica.

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Il voto fissato prima della scadenza delle firme

Nonostante la raccolta sia ancora in corso, il Consiglio dei ministri ha deciso di fissare la data del referendum per domenica 22 e lunedì 23 marzo, accogliendo la richiesta già depositata dai parlamentari favorevoli alla consultazione. Una scelta che, secondo i promotori, contraddice la prassi costituzionale seguita in precedenti referendum, a partire dal 2001.

Il sospetto, condiviso da ampi settori dell’opposizione, è che l’esecutivo abbia voluto anticipare i tempi per sfruttare l’attuale vantaggio del fronte del Sì nei sondaggi, evitando che il clima politico possa mutare nelle settimane successive.

Il possibile ricorso: Tar, tribunale civile e Consulta

I giuristi promotori, rappresentati dall’avvocato Carlo Guglielmi, hanno annunciato l’intenzione di agire “in tutte le sedi giudiziarie” per contestare la scelta del governo, definita una violazione della legalità repubblicana.

La prima ipotesi sul tavolo è un ricorso urgente al Tar del Lazio, con l’obiettivo di ottenere una sospensione cautelare della decisione. Tuttavia, il referendum non è ancora formalmente indetto: l’atto definitivo dovrà arrivare dal Presidente della Repubblica, che potrebbe firmare il decreto nelle prossime ore.

Ed è proprio qui che si apre un nodo delicatissimo. I giuristi dovranno decidere se:

– impugnare subito la delibera del Consiglio dei ministri, con il rischio di un’inammissibilità;
– oppure chiedere la sospensione del decreto presidenziale, scelta che avrebbe una fortissima valenza politica e istituzionale.

Referendum congelato per mesi? Gli scenari

Nel caso in cui il Tar accogliesse una richiesta di sospensiva, il referendum potrebbe essere congelato per mesi, in attesa della decisione nel merito. A quel punto, l’uscita più semplice per il governo sarebbe la revoca in autotutela dell’atto.

Esiste però anche un’altra strada: un ricorso d’urgenza al tribunale civile, sostenendo che l’anticipo del voto leda il diritto soggettivo dei cittadini a promuovere il referendum nei tempi previsti dalla Costituzione.

Infine, se i promotori riuscissero a depositare tutte le 500mila firme, assumerebbero formalmente la qualifica di potere dello Stato e potrebbero sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Una via che consentirebbe alla Consulta di pronunciarsi prima della data del voto.

La posta in gioco politica

La vicenda ha già assunto un peso che va ben oltre il merito della riforma Nordio. In gioco c’è il rapporto tra governo, cittadini e strumenti di democrazia diretta. Lo ha sottolineato anche il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, intervenendo in televisione: l’esito dei ricorsi, ha spiegato, avrà un impatto diretto sui tempi e sulle modalità della consultazione.

Mentre la raccolta firme prosegue a ritmo sostenuto, il referendum si trasforma così in un braccio di ferro istituzionale che potrebbe riscrivere le regole del gioco. E, paradossalmente, proprio il tentativo di accelerare i tempi potrebbe aver rafforzato la spinta dal basso.