domenica, Giugno 21

Ricina a Pietracatella, la pista delle flebo in casa cambia tutto

Il giallo della ricina di Pietracatella si arricchisce di un nuovo elemento che potrebbe cambiare completamente la ricostruzione della tragedia costata la vita ad Antonella di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita. Dopo settimane in cui l’attenzione si era concentrata sulla cena del 23 dicembre, nelle ultime ore gli investigatori stanno approfondendo una possibile seconda contaminazione avvenuta in casa, attraverso alcune flebo praticate nei giorni successivi.

La nuova ipotesi degli investigatori

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Secondo quanto emerso, il 26 dicembre, dopo un primo ricovero e il rientro a casa, le due donne avrebbero ricevuto infusioni endovenose private per contrastare la forte disidratazione. A effettuare il trattamento sarebbe stato un conoscente della famiglia con competenze sanitarie. Proprio queste flebo sono ora finite al centro delle verifiche degli inquirenti.

L’ipotesi è che la sostanza tossica possa non essere stata assunta tutta durante il pasto, ma che una parte dell’avvelenamento possa essersi verificata in un secondo momento, aggravando in modo irreversibile il quadro clinico delle due vittime.

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Il dubbio sull’avvelenamento in due tempi

Gli investigatori da giorni lavorano su uno scenario definito da alcuni consulenti come “avvelenamento in due fasi”. La prima sarebbe collegata agli alimenti consumati la sera del 23 dicembre, quando a tavola erano presenti il marito Gianni Di Vita, la moglie e la figlia minore.

La seconda fase potrebbe invece essere avvenuta dopo il ritorno a casa dall’ospedale, quando le condizioni delle due donne sembravano inizialmente compatibili con una semplice intossicazione gastrointestinale. Il peggioramento improvviso ha però spinto i medici a un nuovo ricovero, fino al drammatico epilogo.

Le flebo potrebbero essere ancora nell’abitazione

Un dettaglio ritenuto importante riguarda il materiale utilizzato per le infusioni. Le sacche e i dispositivi impiegati per le flebo potrebbero trovarsi ancora all’interno dell’abitazione della famiglia e diventare ora un elemento chiave per chiarire l’origine della contaminazione.

Gli accertamenti si concentrano proprio su questi oggetti, che potrebbero fornire risposte decisive per capire se la ricina sia stata introdotta accidentalmente oppure attraverso un gesto deliberato.

La madre della donna parla di incidente

Nelle stesse ore ha parlato anche Maria, madre di Laura Di Vita, cugina del marito delle vittime. La donna ha sostenuto davanti agli inquirenti una versione differente, definendo quanto accaduto come “un fatto accidentale”.

Una dichiarazione che al momento non modifica la linea investigativa, perché gli inquirenti continuano a ritenere che dietro la presenza della ricina possa esserci una dinamica molto più complessa di quanto ipotizzato inizialmente.

Autopsia rinviata di un mese

Nel frattempo, la consegna dei risultati completi dell’autopsia slitta di diverse settimane. Gli esperti hanno chiesto più tempo per approfondire un caso ritenuto eccezionalmente delicato, soprattutto per la rarità della sostanza coinvolta e per la possibilità che il veleno sia stato somministrato in momenti differenti.

Le prossime analisi potrebbero quindi stabilire se la tragedia di Pietracatella sia stata davvero il frutto di un tragico incidente oppure se dietro le due morti si nasconda un doppio omicidio premeditato.

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