martedì, Aprile 28

Ricina a Pietracatella, la pista delle flebo in casa cambia tutto

La seconda fase potrebbe invece essere avvenuta dopo il ritorno a casa dall’ospedale, quando le condizioni delle due donne sembravano inizialmente compatibili con una semplice intossicazione gastrointestinale. Il peggioramento improvviso ha però spinto i medici a un nuovo ricovero, fino al drammatico epilogo.

Le flebo potrebbero essere ancora nell’abitazione

Un dettaglio ritenuto importante riguarda il materiale utilizzato per le infusioni. Le sacche e i dispositivi impiegati per le flebo potrebbero trovarsi ancora all’interno dell’abitazione della famiglia e diventare ora un elemento chiave per chiarire l’origine della contaminazione.

Gli accertamenti si concentrano proprio su questi oggetti, che potrebbero fornire risposte decisive per capire se la ricina sia stata introdotta accidentalmente oppure attraverso un gesto deliberato.

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La madre della donna parla di incidente

Nelle stesse ore ha parlato anche Maria, madre di Laura Di Vita, cugina del marito delle vittime. La donna ha sostenuto davanti agli inquirenti una versione differente, definendo quanto accaduto come “un fatto accidentale”.

Una dichiarazione che al momento non modifica la linea investigativa, perché gli inquirenti continuano a ritenere che dietro la presenza della ricina possa esserci una dinamica molto più complessa di quanto ipotizzato inizialmente.

Autopsia rinviata di un mese

Nel frattempo, la consegna dei risultati completi dell’autopsia slitta di diverse settimane. Gli esperti hanno chiesto più tempo per approfondire un caso ritenuto eccezionalmente delicato, soprattutto per la rarità della sostanza coinvolta e per la possibilità che il veleno sia stato somministrato in momenti differenti.

Le prossime analisi potrebbero quindi stabilire se la tragedia di Pietracatella sia stata davvero il frutto di un tragico incidente oppure se dietro le due morti si nasconda un doppio omicidio premeditato.

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