In Aula, il silenzio è diventato palpabile. Quelle parole hanno dato voce a un sentimento diffuso nel Paese: la percezione che quei ragazzi, morti mentre festeggiavano l’arrivo del nuovo anno, rappresentino una ferita aperta per tutta la comunità nazionale.
La Camera unita nel ricordo
L’intervento di Rita Dalla Chiesa si è inserito in una giornata segnata da momenti di raccoglimento e commemorazione. Alla Camera, così come in altre sedi istituzionali, è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage, molte delle quali giovanissime.
Il clima nell’emiciclo non è stato quello dello scontro politico, ma di una partecipazione trasversale. Deputati di schieramenti diversi hanno condiviso lo stesso sentimento di dolore e di sgomento, consapevoli che quanto accaduto a Crans-Montana impone una riflessione profonda sulla sicurezza, sulle responsabilità e sulla tutela dei più giovani.
Una tragedia che interroga le istituzioni
Le parole pronunciate in Aula non sono rimaste isolate. La strage continua a essere al centro di indagini complesse, sia in Svizzera che in Italia, mentre le famiglie chiedono verità e giustizia. Il coinvolgimento emotivo espresso da Dalla Chiesa riflette un sentimento diffuso anche tra molti rappresentanti delle istituzioni, chiamati ora a trasformare il cordoglio in azioni concrete.
La difficoltà nel guardare un caminetto acceso diventa così il simbolo di qualcosa di più grande: la consapevolezza che nulla, dopo quella notte, può essere davvero come prima. E che il ricordo di quei ragazzi continuerà a vivere non solo nelle aule giudiziarie, ma anche nella coscienza collettiva del Paese.
















