La richiesta di verità sulla morte di Abderrahim Fakir si è intrecciata, a Bologna, con una notte di disordini nel cuore della città. Dopo il corteo organizzato in seguito al decesso del 43enne, avvenuto durante un intervento delle forze dell’ordine, alcune zone del centro storico sono state teatro di scontri, danneggiamenti e interventi di soccorso.
Sul caso è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto distinguere con nettezza due piani: la ricerca della verità sulla morte dell’uomo e la condanna delle violenze registrate in città. Un tema che ha immediatamente acceso il confronto politico e sindacale.
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L’intervento di Meloni

«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine», ha scritto la premier sui social.
La presidente del Consiglio ha poi puntato il dito contro chi, a suo giudizio, avrebbe sfruttato la mobilitazione per provocare scontri: «Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città e aggredire gli agenti non cercava la verità: cercava lo scontro». Per Meloni, alimentare «un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità».
La notte di tensione nel centro storico
La parte più critica della serata si è concentrata nel centro storico, non lontano da piazza Maggiore. Dopo la conclusione del corteo, secondo le informazioni disponibili, una parte dei partecipanti avrebbe proseguito la protesta, con contatti e lanci di oggetti verso i reparti schierati.
Il quadro ricostruito nelle ore successive riferisce di danneggiamenti in più punti della città: sedie dei dehors rovesciate, biciclette del bike sharing danneggiate e almeno un mezzo comunale dato alle fiamme, con l’intervento dei vigili del fuoco. I pompieri sarebbero intervenuti anche in via Monte Grappa, dove un fumogeno avrebbe provocato un principio d’incendio in un cortile.
Il bilancio dei feriti e le cifre dei sindacati
Un primo bilancio degli interventi sanitari indica che il personale del 118 avrebbe prestato assistenza a undici persone, tra manifestanti e operatori delle forze dell’ordine. Un poliziotto sarebbe stato accompagnato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola, entrambi con ferite giudicate lievi.
Numeri sensibilmente più alti sono stati però forniti dai sindacati di polizia: la Fsp ha parlato di circa sessanta appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti, il Sap di oltre cinquanta feriti, il Coisp di 56 agenti feriti, denunciando il lancio di pietre, bottiglie e bombe carta. Si tratta di valutazioni sindacali, distinte dal primo dato sanitario, che si inseriscono negli aggiornamenti successivi alla notte di disordini.
Le polemiche sulla manifestazione
Il confronto ha riguardato anche l’opportunità della manifestazione in una fase così delicata. Alcuni sindacati hanno criticato la scelta di promuovere iniziative pubbliche prima dell’esito degli accertamenti, sostenendo che ciò potrebbe incidere sulla percezione di imparzialità delle indagini. Al tempo stesso, la Fsp ha ribadito che la morte avvenuta durante l’intervento va affrontata «con rispetto, rigore, verità e giustizia», ma nelle sedi competenti e non nelle piazze o sui social.
La vicenda resta così al centro di un doppio percorso: quello giudiziario, chiamato a chiarire le circostanze della morte di Fakir, e quello relativo agli scontri. Sullo sfondo, il tema dell’equilibrio tra diritto di manifestare, sicurezza dei cittadini e tutela delle forze dell’ordine, con un confronto politico e sindacale destinato a proseguire nei prossimi giorni.