lunedì, Giugno 22

Scontro Trump-Meloni, l’Italia nel mirino sull’Iran: la destra fa quadrato, la sinistra chiede conto

Lo scontro a distanza tra Donald Trump e Giorgia Meloni non si placa. Anche a tarda sera di domenica il presidente americano è tornato a puntare il dito contro la premier italiana, in un botta e risposta che ormai si trascina da giorni e che sta dividendo profondamente il dibattito politico nel nostro Paese.

L’Italia tirata in ballo sull’Iran

Nel suo ultimo intervento, Trump ha allargato il fronte criticando direttamente l’Italia per quella che ha descritto come una mancata disponibilità a contribuire di fronte alla minaccia rappresentata dall’Iran, nonostante decenni di sostegno statunitense attraverso la Nato. Il messaggio, dai toni netti, lamenta che gli Stati Uniti avrebbero difeso gli alleati per anni senza ricevere lo stesso impegno al momento della prova.

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Le parole arrivano mentre l’amministrazione americana continua a spingere gli alleati ad assumere un ruolo più attivo nel fronteggiare le crisi internazionali. Un pressing che cade in un momento già teso nei rapporti tra Roma e Washington.

La domanda che divide: perché proprio Meloni?

A colpire l’opinione pubblica è soprattutto un dettaglio: tra tutti i leader europei, gli attacchi del presidente americano sembrano concentrarsi quasi esclusivamente sulla premier italiana. Non Starmer, non Macron, non Sánchez. Un elemento che la maggioranza di governo legge come un riconoscimento del peso politico di Meloni sullo scacchiere internazionale.

È la tesi sostenuta da diversi esponenti del centrodestra, secondo cui l’insistenza di Trump dimostrerebbe la centralità raggiunta dalla presidente del Consiglio. Il ragionamento è semplice: ci si accanisce su chi conta e su chi non si piega, non su chi viene considerato irrilevante. Da qui la rivendicazione di una linea autonoma da parte della premier, capace a loro dire di sedere ai tavoli internazionali senza appiattirsi su nessuno.

Le critiche dell’opposizione

Di tutt’altro avviso una parte dell’opinione pubblica e del fronte progressista. La critica più ricorrente riguarda il rapporto stesso tra Meloni e Trump: secondo questa lettura, il vero nodo sarebbe aver scelto come punto di riferimento politico un leader tanto controverso, rischiando di isolare l’Italia dagli altri partner europei in nome di un’affinità ideologica.

C’è chi sottolinea come la presa di distanza della premier sia arrivata soltanto nel momento in cui gli attacchi del presidente americano hanno toccato direttamente lei, dopo aver in passato colpito oppositori politici, governanti stranieri e cittadini statunitensi. L’interrogativo sollevato è se non fosse possibile riconoscere prima i tratti più divisivi del personaggio.

Un duello destinato a pesare

Al netto delle interpretazioni opposte, resta il dato politico: un confronto pubblico tra un presidente americano e la guida del governo italiano è un fatto tutt’altro che ordinario, e le sue conseguenze potrebbero riflettersi sia sui rapporti internazionali sia sugli equilibri interni. Le repliche durissime di Meloni agli attacchi di Trump hanno polarizzato il dibattito, e nelle prossime settimane si capirà se la fermezza mostrata si tradurrà in un consolidamento o in un logoramento della sua posizione. Una cosa è certa: il caso è destinato a tenere banco ancora a lungo.

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