martedì, Giugno 23

Sorelle ritrovate a Formia, parla la donna che le ha nascoste: «Messa in mezzo». Cosa dicono le carte dell’inchiesta

Si arricchisce di nuovi dettagli l’inchiesta sulle due sorelle ritrovate a Formia dopo essere rimaste lontane per giorni dalla struttura protetta di Civitella Alfedena. A rompere il silenzio è Maria Sofia De Russo, la donna che le avrebbe ospitate nel suo appartamento e che oggi risulta indagata per sequestro di persona insieme ad altre due persone.

Il racconto della donna

“Mi hanno messo in mezzo a una cosa più grande di me. E io, stupida, ho pensato di fare del bene”, ha dichiarato la donna al Messaggero. A 79 anni, si dice pronta ad affrontare anche gli arresti domiciliari: “Tanto io da casa non mi muovo”. Non è una parente della madre, ma un’amica di famiglia: il legame era con il marito, scomparso a gennaio.

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Sorelle ritrovate a Formia: il racconto della donna che le ha ospitate, le Sim clandestine, il blitz e il decreto di fermo. Tre indagati per sequestro di persona.

Secondo la sua versione, le ragazze le sarebbero state portate alle quattro del mattino del 7 giugno, insieme a numerose buste della spesa. “Mi hanno detto solo: tienitele tu. Io non ho fatto troppe domande e ho accettato”, ha riferito, sostenendo di non aver più avuto contatti con la madre dopo quel momento. Ha motivato la propria scelta con la convinzione che le minori non volessero tornare dal padre.

I giorni nel nascondiglio

La donna ha descritto la permanenza delle ragazze nell’abitazione, dove la maggiore preparava i pasti per la sorella più piccola, celiaca. Le due, a suo dire, non si avvicinavano alle finestre e non potevano uscire, mentre in televisione si parlava delle ricerche in corso. “Avoglia a cercarle, tanto non le troveranno mai”, racconta di aver pensato in quei giorni.

La svolta investigativa

A consentire il ritrovamento è stato il lavoro tecnico degli inquirenti. La svolta sarebbe arrivata dall’analisi del traffico di una decina di Sim clandestine utilizzate dal gruppo, acquistate a Napoli. A chiudere il cerchio sarebbe stata poi una videochiamata della madre a una delle figlie. Secondo gli investigatori, sette delle dieci schede risultavano ancora disponibili: un elemento letto come indizio di una fuga pianificata.

Domenica sera è quindi scattato il blitz. Gli agenti, dotati di un dispositivo per seguire un segnale elettronico, hanno individuato l’appartamento e fatto irruzione. “Sembrava che fossero venuti a prendere una terrorista”, ha commentato la donna descrivendo l’operazione.

Cosa dice il decreto di fermo

Per la vicenda risultano indagate tre persone: oltre alla donna che le ha ospitate, il compagno della madre e il nonno delle ragazze. Secondo il decreto di fermo, le due minori non si sarebbero allontanate volontariamente dalla struttura, ma sarebbero state prelevate in tarda notte da soggetti le cui finalità sono in corso di accertamento. Gli atti ricostruiscono anche il percorso iniziale: le ragazze sarebbero uscite da una porta-finestra con la chiusura rotta, avrebbero percorso alcune centinaia di metri e sarebbero poi salite su un’auto diretta a Formia.

Il provvedimento sottolinea il pericolo di fuga dei tre indagati, desumendolo da quelle che gli inquirenti definiscono numerose attività di depistaggio. I tre rischiano pene che, in caso di conferma delle accuse, potrebbero arrivare fino a 13 anni. Resta valida, in questa fase, la presunzione di innocenza.

Il quadro familiare e il provvedimento del tribunale

Sullo sfondo c’è una situazione familiare segnata da un lungo conflitto. I genitori sono separati da otto anni e divorziati da sei. Lo scorso 28 maggio, un provvedimento del Tribunale di Cassino era intervenuto sospendendo la responsabilità genitoriale della madre, ravvisando una persistente opposizione alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre. Il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo ha parlato di un contesto familiare gravemente problematico da parte di entrambi i genitori.

Quanto alla volontà espressa dalle ragazze di restare con la madre, lo stesso procuratore ha precisato che si tratta di dichiarazioni prive di rilievo giuridico, e che sarà compito degli inquirenti verificare come si sia sviluppata questa predilezione verso l’uno o l’altro genitore. Un lavoro di ricostruzione che proseguirà nelle prossime settimane.

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