lunedì, Giugno 22

Sorelle ritrovate a Formia, parla la zia che le ha nascoste

C’è un nuovo capitolo nella vicenda di Sarah e Alisya, le due sorelle ritrovate a Formia dopo quindici giorni di ricerche. A parlare, per la prima volta, è Maria Sofia Di Russo, la donna che secondo la ricostruzione avrebbe ospitato le ragazze nei giorni della scomparsa.

La sua versione apre uno scenario fatto di rapporti familiari complicati e di una scelta che ora dovrà essere valutata dagli inquirenti.

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La casa della fuga

Sorelle ritrovate a Formia, parla la zia che le ha nascoste: «Volevo solo aiutarle, mi hanno messo in mezzo»

L’appartamento in cui le due minori hanno trascorso quei giorni è descritto come un’abitazione semplice, con mobili scuri e stanze piccole. In cucina bottiglie d’acqua, pentole sul fornello e una televisione accesa in sottofondo. Nel soggiorno, tra sedie e ventilatori, valigie, borse e buste piene di viveri.

In una stanza erano stati lasciati generi alimentari, vestiti e prodotti acquistati appositamente per le ragazze, compresi pacchi di pasta senza glutine: un dettaglio non trascurabile, dato che una delle due sorelle è celiaca. Elementi che lasciano intendere una permanenza pianificata e potenzialmente lunga.

Il racconto della donna

“Mi hanno messo in mezzo, sono sola e mi hanno fregato. Io volevo solo aiutare, volevo che le bambine stessero bene e che tornassero con la mamma, così da chiudere questa storia”, ha raccontato la donna. Secondo la sua ricostruzione, le ragazze le sarebbero state portate nel cuore della notte: “Il nonno e il compagno della mamma me le hanno portate alle 4 del mattino, ma già dal giorno prima mi avevano detto che sarebbero arrivate”.

Durante la permanenza, ha spiegato, le due sorelle trascorrevano gran parte del tempo chiuse nella stanza: a suo dire si vedevano solo a pranzo, mentre per il resto della giornata restavano in camera.

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Le motivazioni

La donna ha tenuto a chiarire le ragioni del suo gesto, negando qualsiasi tornaconto economico. Ha sostenuto di aver agito per le ragazze e per legami familiari, spiegando di non aver mai conosciuto le due minori prima di quei giorni e di averle accolte perché parenti del marito. Ha respinto l’idea di un calcolo, insistendo sul fatto di aver agito in buona fede.

Al centro del suo racconto c’è un’avversione dichiarata verso la figura del padre delle ragazze: avrebbe voluto, a suo dire, che le minori tornassero con la madre e non con il genitore. Una posizione che si intreccia con il quadro familiare già emerso nelle scorse settimane.

I timori per il futuro

“Sono spaventata, ma io volevo solo proteggerle”, ha concluso la donna, dicendosi disposta ad affrontare anche le conseguenze giudiziarie del proprio comportamento. Un riferimento, quello alla quantità di cibo accumulato, che lascia ipotizzare una permanenza prevista per un periodo prolungato. Saranno ora gli inquirenti a stabilire il reale peso di questa testimonianza nel complesso mosaico della vicenda.

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