Strage di Erba, dopo 19 anni tornano i dubbi: le parole dal carcere riaprono il caso
A quasi vent’anni da una delle tragedie più sconvolgenti della cronaca italiana, il caso di Erba torna a far discutere. Una vicenda che non ha mai smesso davvero di interrogare l’opinione pubblica e che, ancora oggi, continua a proiettare ombre e domande senza risposta per molti.

Era l’11 dicembre 2006 quando la palazzina di via Diaz venne travolta da un massacro che scosse profondamente il Paese. In quella notte persero la vita Raffaella Castagna, il piccolo Youssef Marzouk di soli due anni, la nonna Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini, morta dopo giorni di agonia a causa delle ferite riportate nell’incendio appiccato nell’appartamento.
Le parole dal carcere che riaccendono il dibattito
Oggi, a distanza di anni, uno dei condannati è tornato a parlare dal carcere di Opera, dove sta scontando la pena dell’ergastolo. In un’intervista televisiva ha ribadito una posizione che si scontra con quanto stabilito nei tre gradi di giudizio.
Nel corso del colloquio ha messo nuovamente in discussione le confessioni rilasciate nelle prime fasi delle indagini. Secondo la sua versione, quelle dichiarazioni sarebbero state ottenute sotto forte pressione, con la prospettiva di una pena molto più lieve.
Una ricostruzione che riporta al centro anche il ruolo della moglie, sostenendo che alcune affermazioni dell’epoca sarebbero state influenzate da fattori esterni.
I punti più controversi della vicenda
Tra gli aspetti più delicati c’è il riferimento alle consulenze tecniche e alle registrazioni video, che secondo il detenuto non rappresenterebbero in modo completo il contesto in cui furono raccolte le prove.
Resta centrale anche il tema del testimone sopravvissuto alla strage, figura chiave nel processo, che riconobbe gli aggressori prima di morire nel 2014. Su questo punto, la posizione del detenuto resta invariata: nessun coinvolgimento nei fatti.
Alla domanda su un eventuale pentimento, la risposta è stata netta. Nessuna richiesta di perdono, perché secondo la sua versione non avrebbe responsabilità in quanto accaduto.