Una serata di fine aprile che poteva trasformarsi in strage. Il 27 aprile scorso, sul lungomare Saline di Cagliari, una famiglia di cinque persone è stata inseguita, speronata ripetutamente e fatta ribaltare contro un palo dell’illuminazione pubblica da due giovani appena maggiorenni, in evidente stato di alterazione psicofisica. A distanza di settimane, la Polizia di Stato ha eseguito le misure cautelari: i due sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Uta con l’accusa di tentato omicidio plurimo aggravato. Un’accusa gravissima, che fotografa con precisione l’entità di quanto accaduto quella notte.
Tutto inizia fuori da un locale notturno

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La vicenda ha origine da una circostanza del tutto ordinaria. Un padre di famiglia si era recato con la moglie in un locale notturno di Cagliari per recuperare i due figli e una loro amica e riaccompagnarli a casa. Fuori dall’ingresso, nell’attesa, è scoppiato un diverbio tra l’uomo e due giovani provenienti dall’hinterland cagliaritano. Una discussione banale, come ce ne sono tante nelle notti del fine settimana — ma che ha preso una piega drammatica nel giro di pochi minuti.
I due giovani, stando alle ricostruzioni della Polizia, avrebbero prima aggredito fisicamente il padre per poi trasformare l’episodio in quella che gli investigatori non hanno esitato a definire «una vera e propria caccia all’uomo». Nel tentativo di proteggere la moglie e i ragazzi, l’uomo è risalito in auto cercando di allontanarsi. Ma i due aggressori non hanno desistito.
L’inseguimento e lo speronamento: la moglie chiama il 112 in lacrime
Ne è nata una pericolosa corsa lungo il litorale cagliaritano. Almeno tre giovani, a bordo di un veicolo non ancora ritrovato — e che secondo gli investigatori potrebbe essere stato noleggiato e poi fatto sparire per cancellare le tracce dell’urto — hanno effettuato reiterate e violentissime manovre di speronamento contro l’auto della famiglia. Colpo dopo colpo, fino a quando il veicolo ha perso il controllo e si è ribaltato contro un palo della luce.
Negli istanti più drammatici dell’inseguimento, mentre l’auto veniva colpita ripetutamente, la moglie terrorizzata ha chiamato il numero unico di emergenza 112, chiedendo aiuto agli operatori della Polizia con la voce spezzata dalla paura. Una telefonata che racconta meglio di qualsiasi altra descrizione il terrore vissuto da quella famiglia in quei minuti. Una telecamera di videosorveglianza ha ripreso la fase conclusiva, documentando il momento esatto dell’impatto.
Cinque feriti, alcuni gravi: fratture multiple e traumi
Il ribaltamento dell’auto non ha risparmiato nessuno dei cinque occupanti. Tutti hanno riportato lesioni di diversa entità, alcune particolarmente serie, con fratture multiple e traumi che hanno reso necessario il trasporto in strutture sanitarie. Una famiglia che stava semplicemente cercando di tornare a casa si è ritrovata in ospedale dopo una notte di violenza gratuita e ingiustificata.
Le conseguenze fisiche sono quelle più visibili, ma dietro ai referti medici c’è un trauma psicologico difficile da quantificare: essere inseguiti di notte, speronati ripetutamente con i propri figli a bordo, è un’esperienza che lascia segni profondi ben oltre le fratture ossee.
Le indagini: videosorveglianza, tabulati e rilievi tecnici
Le indagini condotte dalla Polizia di Stato, in collaborazione con la Polizia Locale di Cagliari, hanno permesso di ricostruire l’intera dinamica dei fatti. Determinanti sono stati le dichiarazioni delle vittime e dei testimoni presenti quella sera, i tabulati telefonici, le immagini delle telecamere di sorveglianza e gli accertamenti tecnici sui veicoli coinvolti. La Polizia Locale, intervenuta nell’immediatezza dei fatti, ha eseguito i rilievi tecnici sul luogo del ribaltamento, confermando la natura volontaria dello speronamento.
Il veicolo usato dagli aggressori non è stato ritrovato. Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che il conducente era privo di patente di guida. Gli investigatori ritengono che il mezzo possa essere stato noleggiato e successivamente fatto sparire deliberatamente per ostacolare le indagini e nascondere le tracce fisiche degli urti.
In carcere per tentato omicidio: uno anche per droga
I due giovani destinatari della misura cautelare sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Uta. Uno di loro deve rispondere anche di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: al momento dell’arresto è stato trovato in possesso di oltre 50 grammi di hashish. Le verifiche eseguite contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti hanno portato gli investigatori a rivalutare anche la posizione di un terzo soggetto, inizialmente coinvolto nell’inchiesta, la cui posizione è attualmente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.
Una violenza insensata, scattata per una lite da niente fuori da un locale, e che per pochi centimetri non è diventata una strage. I due giovani dovranno ora rispondere delle conseguenze di una notte in cui hanno scelto di trasformare un diverbio in una caccia all’uomo.