mercoledì, Luglio 22

Caso Liliana Resinovich, perizia su abiti e coltelli rinviata a ottobre: il fratello Sergio sbotta

Un nuovo rinvio scuote il caso di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata senza vita il 5 gennaio 2022. Le perizie tecniche sui reperti chiave dell’inchiesta — gli abiti indossati dalla donna, i coltelli sequestrati al marito Sebastiano Visintin e il bracciale rinvenuto nelle sue vicinanze — non saranno depositate entro la scadenza originaria dell’8 giugno. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste ha accolto una nuova richiesta di proroga di 90 giorni avanzata dal collegio peritale, spostando di fatto tutto il calendario processuale. La prossima udienza non avverrà prima di ottobre 2026.

Ennesimo rinvio: la storia di una perizia che non finisce

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Non si tratta del primo slittamento. Già a marzo 2026 un’udienza fissata per il 30 del mese era stata rinviata al 26 giugno, dopo che il GIP aveva concesso al collegio peritale altri 90 giorni per portare avanti gli accertamenti di natura genetica, dattiloscopica e merceologica. Ora la storia si ripete: la nuova proroga spinge ulteriormente in avanti i tempi, sollevando la frustrazione dei familiari e alimentando le domande di chi segue il caso da anni.

Il collegio peritale era stato incaricato l’8 luglio 2025, con la nomina dei professori Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi. Lo stesso giorno erano state disposte anche le indagini dattiloscopiche sui sacchi neri nei quali era stato rinvenuto il corpo di Liliana. Da allora, il lavoro degli esperti ha richiesto tempi ben più lunghi del previsto, in ragione della complessità tecnica degli accertamenti in corso.

Cosa analizzano i periti: dai coltelli allo zirconio sulle scarpe

L’oggetto delle perizie è vasto e articolato. Tra i reperti sottoposti ad analisi figurano gli oltre 700 coltelli sequestrati a Sebastiano Visintin, unico indagato per la morte di Liliana, il bracciale nero e celeste consegnato dal fratello Sergio, i sacchi neri nei quali era stato trovato il cadavere e i relativi cordini, il cui metodo di taglio potrebbe fornire indicazioni rilevanti sulla dinamica del decesso.

Particolarmente complessi sono gli accertamenti sugli indumenti della vittima: sui vestiti erano stati rinvenuti formazioni pilifere e fibre tessili di incerta provenienza. A destare interesse investigativo è anche la presenza di zirconio sulle scarpe di Liliana, un materiale abrasivo tipicamente utilizzato per affilare le lame. Questo dettaglio ha portato alla decisione di includere nelle analisi anche le lame sequestrate al marito e il materiale trovato nel suo studio, alla ricerca di eventuali corrispondenze.

Il fratello Sergio: “Non credo più nella giustizia”

La notizia del nuovo rinvio ha scatenato una reazione durissima da parte del fratello di Liliana, Sergio Resinovich, che da anni segue con angoscia ogni sviluppo dell’inchiesta. Le sue parole, affidate ai media, non lasciano spazio a interpretazioni: «Non credo più nella giustizia. Ci sentiamo presi in giro perché questo è l’ennesimo rinvio, ce ne erano stati altri prima».

Sergio Resinovich ha sottolineato come, in altri procedimenti penali, gli indagati si trovino in stato di detenzione anche in assenza di un quadro probatorio altrettanto ricco di quello che — a suo dire — esiste nel caso della morte di sua sorella. «Esistono altri casi in cui gli indagati sono in carcere ben prima della conclusione del processo e senza che vi siano tutti gli elementi che invece esistono in relazione alla morte di mia sorella. Inizio a pensar male, sinceramente. Non ho più fiducia nelle istituzioni, purtroppo».

Un caso che non smette di interrogare

Il caso Resinovich ha tenuto banco nell’opinione pubblica italiana per anni, alimentando dibattiti sulla causa della morte — mai definitivamente chiarita — e sulle responsabilità. La morte di Liliana era stata inizialmente classificata come suicidio, ipotesi successivamente messa in discussione da nuovi accertamenti medico-legali. La riapertura delle indagini e l’iscrizione di Sebastiano Visintin nel registro degli indagati hanno segnato una svolta che ha riacceso l’attenzione sul caso.

Quando arriverà la verità?

Con il nuovo rinvio, l’attesa si prolunga ulteriormente. Le perizie tecniche restano il cuore pulsante dell’inchiesta: sono quelle analisi a dover dire, con la precisione della scienza, se sui reperti esistono tracce che collegano qualcuno alla morte di Liliana. Fino a quando quei risultati non saranno depositati e discussi in udienza, il processo non potrà entrare nella sua fase decisiva.

Per la famiglia di Liliana, ogni rinvio è un pezzo in più di un dolore che non trova requie. Sergio Resinovich ha chiesto, con parole cariche di sconforto, che venga fatta luce al più presto. Ottobre è ancora lontano.