Non è solo una questione di sostituzioni. È una partita politica vera, che può cambiare equilibri, pesi e rapporti dentro la maggioranza. Dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, Giorgia Meloni si trova davanti a un triplo rebus che va ben oltre la semplice scelta di nomi.
Perché ogni nomina, in questo momento, manda un messaggio: dentro il governo, verso gli alleati e anche all’esterno, dopo lo scossone politico del referendum sulla giustizia.
Il nodo più pesante: il Turismo
La casella più delicata è quella lasciata da Santanchè. Una poltrona esposta mediaticamente e politicamente, che richiede una scelta calibrata.
Tra le ipotesi più immediate c’è quella di una soluzione temporanea: Meloni potrebbe trattenere la delega, almeno nella fase iniziale, per evitare mosse affrettate.
Ma il vero tema è il nome definitivo. In prima fila c’è Gianluca Caramanna, uomo di fiducia del partito e già vicino al ministero: sarebbe la scelta più lineare, interna e senza scosse.
Tra gli altri profili di Fratelli d’Italia spuntano anche Lucio Malan, figura esperta e già circolata in passato per ruoli di governo, e Salvo Sallemi, che rappresenterebbe una scelta anche territoriale, con un segnale verso il Sud.