Pochi minuti. È bastato questo per trasformare un pomeriggio di inizio maggio in uno scenario di devastazione. Nel tardo pomeriggio di sabato 2 maggio, una violenta tempesta supercellulare ha colpito diverse aree ai piedi dei Pirenei, scaricando grandine di grandi dimensioni, piogge torrenziali e raffiche di vento che hanno messo in ginocchio l’area di Pau e i territori circostanti.
Grandine fino a 3 centimetri e vento a 80 km/h

Leggi anche:Meteo, quando finisce il caldo: Giuliacci annuncia l’addio all’anticiclone africano
Leggi anche:Quando finisce il caldo di agosto in Italia? Ecco le previsioni.
I fenomeni più violenti si sono concentrati nell’area di Pau, dove sono stati segnalati chicchi di grandine fino a 2-3 centimetri di diametro — una dimensione che rientra nella categoria dei fenomeni “forti”, capaci di causare danni significativi a veicoli, strutture e coltivazioni. Le raffiche di vento hanno superato i 70-80 km/h, accompagnate da precipitazioni a carattere torrenziale che hanno colpito più zone in modo irregolare.
Le segnalazioni di danni sono arrivate numerose nel giro di pochi minuti: carrozzerie di auto ammaccate, vetri danneggiati, coperture leggere compromesse. Danni localizzati ma intensi, concentrati nelle aree direttamente investite dalla supercella.
Come si forma la grandine di queste dimensioni
Chicchi di ghiaccio di queste dimensioni non si formano in qualsiasi temporale. Nascono all’interno di sistemi temporaleschi particolarmente organizzati — le supercelle appunto — dove potenti correnti ascensionali riescono a mantenere i nuclei di ghiaccio sospesi a lungo nelle zone più fredde dell’atmosfera. Più a lungo restano in quota, più si accrescono. Quando il peso supera la forza delle correnti, precipitano al suolo con velocità e impatto devastanti.
Il sistema temporalesco del 2 maggio faceva parte di una linea perturbata più ampia, in movimento da ovest verso est, che ha attraversato il territorio generando fenomeni estremi su più aree in sequenza.
Perché i Pirenei sono una zona ad alto rischio
La zona interessata non è nuova a episodi di questo tipo. I Pirenei rappresentano storicamente una delle aree europee più esposte ai temporali violenti, soprattutto tra primavera ed estate. Il meccanismo è sempre lo stesso: masse d’aria calda e umida provenienti dall’Atlantico incontrano i rilievi montuosi, che fungono da innesco per lo sviluppo rapido di temporali intensi e organizzati. La combinazione di calore in quota, umidità in superficie e orografia favorevole crea le condizioni ideali per le supercelle.
Quello di sabato è un ulteriore conferma di una tendenza che i meteorologi osservano con crescente preoccupazione: i temporali estivi e primaverili sono sempre più organizzati, sempre più violenti, sempre più capaci di produrre effetti improvvisi e localmente devastanti in tempi brevissimi. Un fenomeno che si inserisce in un contesto di cambiamento climatico che rende questi episodi sempre meno eccezionali e sempre più frequenti.