Pochi minuti. È bastato questo per trasformare un pomeriggio di inizio maggio in uno scenario di devastazione. Nel tardo pomeriggio di sabato 2 maggio, una violenta tempesta supercellulare ha colpito diverse aree ai piedi dei Pirenei, scaricando grandine di grandi dimensioni, piogge torrenziali e raffiche di vento che hanno messo in ginocchio l’area di Pau e i territori circostanti.
Grandine fino a 3 centimetri e vento a 80 km/h

I fenomeni più violenti si sono concentrati nell’area di Pau, dove sono stati segnalati chicchi di grandine fino a 2-3 centimetri di diametro — una dimensione che rientra nella categoria dei fenomeni “forti”, capaci di causare danni significativi a veicoli, strutture e coltivazioni. Le raffiche di vento hanno superato i 70-80 km/h, accompagnate da precipitazioni a carattere torrenziale che hanno colpito più zone in modo irregolare.
Le segnalazioni di danni sono arrivate numerose nel giro di pochi minuti: carrozzerie di auto ammaccate, vetri danneggiati, coperture leggere compromesse. Danni localizzati ma intensi, concentrati nelle aree direttamente investite dalla supercella.
Come si forma la grandine di queste dimensioni
Chicchi di ghiaccio di queste dimensioni non si formano in qualsiasi temporale. Nascono all’interno di sistemi temporaleschi particolarmente organizzati — le supercelle appunto — dove potenti correnti ascensionali riescono a mantenere i nuclei di ghiaccio sospesi a lungo nelle zone più fredde dell’atmosfera. Più a lungo restano in quota, più si accrescono. Quando il peso supera la forza delle correnti, precipitano al suolo con velocità e impatto devastanti.