Il sistema temporalesco del 2 maggio faceva parte di una linea perturbata più ampia, in movimento da ovest verso est, che ha attraversato il territorio generando fenomeni estremi su più aree in sequenza.
Perché i Pirenei sono una zona ad alto rischio
La zona interessata non è nuova a episodi di questo tipo. I Pirenei rappresentano storicamente una delle aree europee più esposte ai temporali violenti, soprattutto tra primavera ed estate. Il meccanismo è sempre lo stesso: masse d’aria calda e umida provenienti dall’Atlantico incontrano i rilievi montuosi, che fungono da innesco per lo sviluppo rapido di temporali intensi e organizzati. La combinazione di calore in quota, umidità in superficie e orografia favorevole crea le condizioni ideali per le supercelle.
Quello di sabato è un ulteriore conferma di una tendenza che i meteorologi osservano con crescente preoccupazione: i temporali estivi e primaverili sono sempre più organizzati, sempre più violenti, sempre più capaci di produrre effetti improvvisi e localmente devastanti in tempi brevissimi. Un fenomeno che si inserisce in un contesto di cambiamento climatico che rende questi episodi sempre meno eccezionali e sempre più frequenti.