La notizia è di quelle che fanno tremare i palazzi della politica siciliana. Michele Mancuso, deputato regionale di Forza Italia, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

La misura cautelare, richiesta dalla Procura di Caltanissetta e disposta dal Giudice per le indagini preliminari, si inserisce in un’inchiesta più ampia sulla gestione di fondi regionali destinati a eventi e spettacoli nel territorio nisseno. Un’inchiesta che coinvolge non solo Mancuso, ma anche altre cinque persone, e che riaccende i riflettori su un tema delicato: il rapporto tra politica e finanziamenti pubblici.
Il contesto di questa vicenda è emblematico. La Sicilia, da sempre al centro di dibattiti sulla trasparenza e sull’uso corretto delle risorse pubbliche, si trova ora a dover affrontare un nuovo scandalo che potrebbe minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. L’indagine, coordinata dal procuratore Salvatore De Luca, si concentra su presunti scambi tra sostegno politico e denaro, un meccanismo che, se confermato, rappresenterebbe un grave episodio di corruzione.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Mancuso avrebbe ricevuto 12mila euro, suddivisi in tre tranche, per favorire l’associazione ASD Genteemergente, la quale avrebbe poi ottenuto 98mila euro di fondi regionali per la realizzazione di spettacoli nella provincia di Caltanissetta. Questo presunto scambio di favori, che si colloca all’interno di un sistema di gestione dei fondi pubblici, ha portato il Gip a ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza, giustificando così la misura cautelare.
Non è solo Mancuso a trovarsi in questa situazione. Anche Lorenzo Gaetano Tricoli, ritenuto parte del presunto sistema, è stato posto agli arresti domiciliari. Per altri membri dell’associazione coinvolta, come Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli, sono state disposte misure interdittive, che impediscono loro di esercitare attività imprenditoriali e di assumere incarichi direttivi per un anno. Un quadro che si fa sempre più complesso e che solleva interrogativi sulla gestione dei fondi pubblici in Sicilia.
La Procura ha specificato che l’«addebito provvisorio» riguarda la ricezione della somma in tre tranche, un aspetto che evidenzia la premeditazione e la sistematicità del presunto reato. Il Gip, esaminando le versioni fornite dagli indagati durante l’interrogatorio preventivo, ha ritenuto che queste non fossero sufficienti a superare il quadro indiziario emerso nel corso delle indagini. Un passaggio cruciale, che ha portato alla concessione della misura cautelare richiesta dalla Procura.

















