sabato, Luglio 18

Addio a Chiara Valentini, storica giornalista e biografa di Berlinguer

È morta a 84 anni Chiara Valentini, giornalista, scrittrice e saggista, figura centrale del giornalismo politico e culturale italiano del secondo Novecento. A lungo firma di Panorama e L’Espresso, Valentini è stata una delle voci più autorevoli sui temi della politica, del femminismo e della condizione delle donne, oltre a essere nota come biografa di Enrico Berlinguer.

La scomparsa è avvenuta a Roma. A darne notizia è stata la figlia Teresa, che in un necrologio ha ricordato la madre come una “giornalista libera, rigorosa, femminista, convinta e madre libera”, salutandola “con infinito amore e gratitudine per la strada che ha aperto a lei e a tante altre donne”. I funerali si svolgeranno in forma privata a Parma, città natale di Valentini, dove era nata il 16 luglio 1941.

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Una carriera tra giornalismo, politica e impegno civile

Laureata in giurisprudenza con una tesi sul delitto d’onore, Chiara Valentini inizia il suo percorso professionale negli anni Sessanta, partecipando all’organizzazione del Festival internazionale del Teatro sperimentale e universitario e fondando la rivista “Teatro Festival”, una delle esperienze culturali più avanzate dell’epoca.

Dopo una collaborazione con Il Corriere della Sera, nel 1968 partecipa al primo e unico concorso pubblico Rai per telecronisti. Pur non risultando tra i vincitori, entra comunque in Rai, dove si forma accanto a nomi storici del giornalismo televisivo italiano.

Gli anni a Panorama e il femminismo

Alla fine degli anni Sessanta entra nella redazione di Panorama, chiamata dal direttore Lamberto Sechi. Qui si occupa di contestazione, politica e femminismo, diventando in seguito la prima donna caposervizio del settore cultura del settimanale.

Nel corso degli anni Settanta pubblica i suoi primi libri, tra cui “La storia di Dario Fo”, “Dall’interno della guerriglia” e “Care compagne”, testi che raccontano il terrorismo europeo, il movimento femminista e le dinamiche interne alla sinistra italiana.

Berlinguer e la politica italiana

Trasferitasi a Roma a metà degli anni Ottanta, segue da vicino la politica nazionale e intervista alcune delle figure più rilevanti della storia repubblicana. Nel 1985 pubblica “Il compagno Berlinguer”, una delle biografie più note del segretario del Partito comunista italiano, seguita due anni dopo da “Berlinguer il segretario”.

Con il passaggio a L’Espresso racconta la fine della Prima Repubblica, la crisi del Pci e le trasformazioni della sinistra dopo la caduta del Muro di Berlino, temi affrontati anche nel saggio “Il nome e la cosa”.

Le battaglie per i diritti delle donne

Negli anni Novanta e Duemila il suo lavoro si concentra sempre più sulla condizione femminile. Dai reportage sugli stupri etnici in Bosnia nasce il pamphlet “L’arma dello stupro”, mentre libri come “Le donne fanno paura”, “La fecondazione proibita” e “O i figli o il lavoro” diventano punti di riferimento nel dibattito pubblico sui diritti, la maternità e il lavoro.

Il suo impegno si intreccia con le iniziative dei nuovi femminismi e con l’attività del gruppo Controparola, di cui è stata una delle fondatrici.

Il ricordo delle colleghe

“Una vera militante del femminismo della prima ora”, così la ricordano le giornaliste e scrittrici di Controparola, che ne sottolineano l’autorevolezza, lo sguardo originale e la capacità di indagare e raccontare la realtà andando oltre le apparenze.

Con Chiara Valentini se ne va una protagonista del giornalismo italiano, una voce critica e indipendente che ha lasciato un segno profondo nella cultura e nel dibattito civile del Paese.