sabato, Luglio 18

Crans-Montana, due giovanissimi italiani ancora gravi in Svizzera: non sono trasportabili

È un’attesa sospesa, fatta di bollettini clinici quotidiani e decisioni rinviate, quella che accompagna i due giovanissimi feriti italiani ancora ricoverati in Svizzera dopo l’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana. Le loro condizioni restano troppo instabili per consentire qualsiasi trasferimento verso l’Italia, rendendo necessario il proseguimento delle cure nei centri specializzati svizzeri che li hanno presi in carico fin dalle prime ore successive alla tragedia.

I sanitari parlano di una fase ancora delicatissima, in cui ogni spostamento rappresenterebbe un rischio eccessivo. Per questo motivo, nonostante il desiderio delle famiglie di riportare i ragazzi più vicino a casa, al momento ogni ipotesi di trasferimento in elicottero o con mezzi medicalizzati viene esclusa.

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Il 16enne milanese ricoverato a Zurigo

All’ospedale di Zurigo è ancora ricoverato uno studente milanese di 16 anni, frequentante la classe 3D del liceo Virgilio. Le sue condizioni vengono definite serie e non ancora stabilizzate dall’équipe medica che lo segue costantemente. Il ragazzo ha riportato ustioni importanti e complicazioni sistemiche che richiedono un monitoraggio continuo, giorno e notte.

Secondo quanto trapela dall’ambiente sanitario, il quadro clinico resta complesso anche per il rischio di infezioni e per le conseguenze respiratorie legate all’inalazione dei fumi. Proprio questa instabilità rende al momento impossibile qualsiasi trasferimento verso l’Italia, diversamente da quanto avvenuto per altri compagni di classe coinvolti nell’incendio.

Accanto al giovane ci sono sempre i genitori, che hanno scelto di rimanere in Svizzera per seguire da vicino l’evoluzione delle cure. La famiglia è supportata da un’équipe di psicologi, mentre a Milano amici, compagni di scuola e docenti continuano a manifestare vicinanza attraverso messaggi, iniziative di solidarietà e momenti di raccoglimento.

La 15enne di Biella in coma farmacologico

Nello stesso ospedale resta ricoverata anche una ragazza di 15 anni, originaria di Biella e studentessa di un liceo linguistico. Le sue condizioni sono ancora più critiche: presenta ustioni estese su circa il 70 per cento del corpo ed è attualmente in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva.

Nei giorni scorsi la giovane è stata sottoposta a un intervento chirurgico particolarmente complesso, ritenuto necessario per contenere i danni e avviare il lungo percorso di cura. I medici parlano di un primo passo indispensabile, ma sottolineano come la strada verso un miglioramento sia ancora lunga e piena di incognite.

La prognosi resta riservata e serviranno settimane, se non mesi, per valutare l’efficacia delle terapie e l’evoluzione clinica. Anche in questo caso, i sanitari escludono qualsiasi ipotesi di trasferimento: la ragazza non è considerata trasportabile e, secondo quanto riferito dai familiari, lo resterà probabilmente ancora a lungo.

I genitori hanno deciso di affidarsi alla continuità delle cure nella struttura svizzera, ritenuta adeguata alla complessità del caso, rinviando ogni decisione futura a quando le condizioni saranno realmente stabili. Nel frattempo, la Protezione civile italiana mantiene un contatto costante con la famiglia, garantendo supporto logistico e assistenziale.

Gli altri feriti trasferiti in Italia

Diversa, ma comunque delicata, la situazione degli altri studenti italiani coinvolti nell’incendio. Tre coetanei del 16enne milanese sono stati trasferiti nei giorni scorsi all’ospedale Niguarda di Milano, dove restano in prognosi riservata.

Nel capoluogo lombardo sono complessivamente undici i feriti seguiti tra terapia intensiva, subintensiva e Centro grandi ustionati. La maggior parte di loro sono minorenni, con l’eccezione di due donne adulte. Tutti sono sottoposti a cure altamente specialistiche e a un monitoraggio continuo.

Negli ultimi giorni alcuni pazienti sono stati sottoposti a interventi chirurgici per la copertura delle ustioni mediante innesti di cute provenienti dalla Banca della pelle. Complessivamente sono stati utilizzati circa 13 mila centimetri quadrati di tessuto cutaneo, un dato che restituisce la gravità delle lesioni riportate.

In alcuni casi si registrano segnali iniziali di miglioramento, ma per almeno tre persone le condizioni restano critiche, soprattutto a causa dei gravi danni polmonari provocati dall’inalazione dei fumi. Per questi pazienti è ancora necessario il supporto della ventilazione meccanica.

Una battaglia che è solo all’inizio

Per i feriti non trasportabili, la priorità assoluta resta la stabilizzazione clinica. I medici ribadiscono la necessità di non forzare i tempi e di evitare spostamenti che potrebbero compromettere un percorso di cura che, per molti di loro, è solo all’inizio.

Mentre l’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana prosegue e le famiglie delle vittime chiedono verità e giustizia, per chi è sopravvissuto la sfida più urgente resta quella contro il tempo, il dolore e le conseguenze fisiche e psicologiche di una notte che ha segnato per sempre decine di giovani vite.