mercoledì, Marzo 4

Retromarcia Ue su diesel e benzina: salta il divieto dal 2035. L’Europa cambia rotta

Uno dei motivi principali del dietrofront è occupazionale. Il Green Deal automotive minacciava direttamente centinaia di migliaia di posti di lavoro in Europa, molti dei quali altamente specializzati e difficili da ricollocare.

Parallelamente, la Cina ha aumentato la propria presenza sul mercato europeo con auto elettriche a prezzi inferiori del 30-40%, spesso sovvenzionate dal governo di Pechino. Bruxelles rischiava di creare un paradosso: colpire le proprie industrie mentre apriva la strada ai concorrenti stranieri.

Le reazioni: tensioni politiche e scontro ideologico

La scelta della Commissione divide profondamente l’Europa.

Chi è favorevole

  • PPE, con Weber in testa: «Serve realismo, non ideologia».
  • Italia, che da mesi denuncia l’insostenibilità della norma.
  • Germania, che difende la propria industria motoristica.
  • Paesi dell’Est, che non hanno infrastrutture per una transizione totale.

Chi è contrario

  • I Verdi europei: «Aprire alla flessibilità è una cattiva idea».
  • Spagna, con Pedro Sanchez furioso, avendo investito miliardi su piani elettrici già programmati.

Von der Leyen è ora schiacciata tra due fronti: chi chiede realismo e chi vuole mantenere la rigidità originaria del Green Deal. Qualunque scelta farà, avrà costi politici altissimi.

Cosa succede ora: i prossimi passaggi

La proposta della Commissione dovrà passare per:

  • Parlamento europeo
  • Consiglio Ue

Il negoziato sarà complesso ma, secondo più fonti, la retromarcia è ormai inevitabile. La norma del 2035 non aveva più consenso politico, industriale né sociale.

Una svolta storica: il ritorno della “neutralità tecnologica”

Questo cambio segna una nuova fase della politica ambientale europea: meno ideologia, più pragmatismo. L’auto del futuro non sarà definita da un’unica tecnologia, ma da un mix: elettrico, ibrido, carburanti sintetici ed endotermico avanzato.

L’Europa non eliminerà i motori benzina e diesel nel 2035. E dopo aver rischiato il collasso industriale, forse questa è la prima vera scelta sostenibile degli ultimi anni.

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