La mattina del 30 gennaio 2026, alle 5.40, un boato ha scosso la quiete di Trissino, un comune vicino a Vicenza. Una scossa di terremoto di magnitudo 2,5 è stata registrata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e nonostante la bassa intensità, ha fatto tremare i cuori di molti residenti. La profondità di 9 chilometri dell’epicentro ha amplificato la percezione del sisma, rendendolo avvertito in un’area più vasta, da Cornedo a Chiampo, fino a Montecchio Maggiore e Montepulgo.

Il fenomeno sismico ha generato un’ondata di panico tra la popolazione, che ha immediatamente condiviso le proprie esperienze sui social media. Alcuni hanno descritto il momento come un’esperienza surreale, un risveglio brusco da un sonno profondo, mentre altri hanno raccontato di aver sentito un forte boato, ma senza percepire un vero e proprio movimento. “Ho sentito un boato più o meno verso le 5.30 a Costabissara, ma nessun movimento”, ha scritto un utente, esprimendo un misto di paura e incredulità.
Nonostante la scossa non abbia causato danni a persone o cose, la reazione emotiva è stata palpabile. La paura di un evento sismico, anche quando di bassa magnitudo, è un sentimento radicato nella cultura italiana, un paese che ha conosciuto tragedie legate ai terremoti. La memoria storica di eventi catastrofici, come il terremoto dell’Aquila nel 2009 o quello di Amatrice nel 2016, riemerge ogni volta che la terra trema, anche solo per un attimo.
Il terremoto di Trissino non è stato un caso isolato. Nella stessa notte, altre scosse sono state registrate in diverse località italiane, da Muccia a Coringa, fino a una scossa in Slovenia. Questo fenomeno di attività sismica diffusa nel centro-sud Europa ha suscitato interrogativi e preoccupazioni, non solo per la sicurezza delle strutture, ma anche per la salute mentale dei cittadini, già provati da anni di incertezze e difficoltà.
La sismicità, in effetti, è un tema che tocca le corde più profonde della vita quotidiana. Ogni scossa, anche la più lieve, riporta alla mente l’idea di vulnerabilità, di un equilibrio precario tra la vita quotidiana e le forze della natura. Le testimonianze raccolte sui social rivelano un panorama emotivo variegato: c’è chi ha reagito con ironia, chi con preoccupazione, chi ha semplicemente cercato conforto nella comunità. “Non ci voglio pensare, ma ogni volta che sento tremare la terra mi viene l’ansia”, ha scritto un altro utente, esprimendo un sentimento condiviso da molti.
La risposta delle istituzioni è stata immediata. L’INGV ha fornito aggiornamenti in tempo reale, rassicurando la popolazione sulla magnitudo e sulla mancanza di danni. Tuttavia, la comunicazione efficace in situazioni di emergenza è fondamentale. La percezione di sicurezza non dipende solo dai dati tecnici, ma anche dalla capacità di ascoltare e rispondere alle paure della gente. In questo contesto, il ruolo dei media diventa cruciale. Informare, ma anche accompagnare emotivamente la popolazione, è una responsabilità che non può essere sottovalutata.



