Una prospettiva che, secondo il generale, dovrebbe essere esplicitata chiaramente all’opinione pubblica. «Poi dobbiamo dirlo agli italiani, e non credo che siano molto d’accordo. Siccome la sovranità appartiene al popolo, una decisione del genere deve essere condivisa», ha aggiunto.
La pace oggi o la pace domani
Nel suo ragionamento, Vannacci ha messo a confronto i costi di una pace immediata con quelli di un conflitto prolungato. «Mi auguro che si arrivi a una pace oggi, che ci costerà sicuramente, ma costerà meno della pace di domani», ha spiegato, lasciando intendere che il prezzo economico e sociale di un’ulteriore escalation sarebbe molto più alto.
«Le priorità sono sicurezza, salari e immigrazione»
L’eurodeputato ha poi allargato il discorso alle questioni interne. «L’Italia ha bisogno di maggiore attenzione: abbiamo una situazione di sicurezza allarmante, città non sicure, immigrazione fuori controllo, un’islamizzazione allarmante e salari bassi», ha dichiarato.
Secondo Vannacci, continuare a investire risorse nel conflitto ucraino significa sottrarre fondi a queste che definisce «necessità primarie degli italiani». Da qui la critica alla linea seguita finora dal governo e dall’Unione Europea.
Le tensioni nella maggioranza
Le posizioni di Vannacci hanno creato imbarazzi e frizioni all’interno della maggioranza di centrodestra, ma il generale rivendica la propria autonomia politica. «Faccio i miei appelli e non mi faccio condizionare. Anche se ci fossero colleghi di partito o di coalizione non d’accordo, credo che la forza di una coalizione stia nella pluralità delle espressioni», ha spiegato.
Rivendicando la coerenza del suo operato a Bruxelles, Vannacci ha concluso: «Io voto sempre per smettere di dare armi e fondi illimitati all’Ucraina, perché ritengo questa strategia fallimentare».
Parole che alimentano il dibattito politico italiano sul conflitto e che rischiano di riaccendere lo scontro interno sulla linea da tenere nei confronti di Kiev e di Mosca.


















