La scena politica italiana sta vivendo un momento di profonda trasformazione, e al centro di questo turbinio c’è Roberto Vannacci, il generale in pensione che ha scelto di non partecipare alla recente due giorni del Carroccio a Roccaraso.

Questa assenza non è solo un gesto simbolico; rappresenta un allontanamento che va ben oltre le mere differenze politiche. Vannacci, eurodeputato e figura di spicco dell’area ultrasovranista, sta costruendo una propria identità politica, lontano dai confini della Lega di Matteo Salvini.
La distanza tra Vannacci e la Lega non è più solo una questione di divergenze ideologiche, ma si sta trasformando in una frattura strutturale. Da oltre un anno, il generale ha intrapreso un percorso parallelo al partito, girando l’Italia per raccogliere consensi e costruire una comunità di militanti e simpatizzanti. La sua agenda è caratterizzata da incontri pubblici e raccolte fondi, con un messaggio forte e chiaro: la remigrazione, un tema che ha preso piede nel dibattito politico italiano e che Vannacci ha fatto diventare il fulcro della sua narrazione identitaria.
Intanto, a Bruxelles, la sua presenza si fa sempre più sporadica, mentre in Italia il suo consenso personale cresce. I suoi sostenitori, i cosiddetti “vannacciani”, sono pronti a lanciare un soggetto politico autonomo entro la prossima tornata elettorale. La frase “Siamo pronti” risuona come un mantra tra i suoi fedelissimi, suggerendo che il movimento esiste già, sia nella forma che nell’idea, e manca solo l’atto formale per dar vita a una nuova entità politica.
Il rapporto tra Vannacci e Salvini si è indubbiamente raffreddato. Il segretario della Lega, pur non citando direttamente il generale, ha lanciato messaggi chiari dal palco abruzzese, affermando che “fuori dalla Lega c’è il deserto”. Questa affermazione, letta nei retroscena, è interpretata come una risposta all’ipotesi di un nuovo partito e al rifiuto di mediare sui diritti civili, un tema che Vannacci considera indigeribile. La sua incompatibilità con la linea governista della Lega è diventata sempre più evidente, e il suo allontanamento sembra inevitabile.
La pattuglia dei “vannacciani” a Montecitorio è ridotta, ma non è lì che si gioca la partita. La vera strategia di Vannacci si concentra all’esterno, mirando a costruire consensi identitari e a sfruttare la crescente sfiducia verso i tradizionali assetti del centrodestra. Mentre i leghisti discutono di diritti civili con figure come Francesca Pascale e Jacopo Coghe, Vannacci rimane distante, a Viareggio, ribadendo un calendario di eventi che tocca città come Parma, Mendrisio, Pordenone e Montecatini Terme.


















