“Pensavo fosse al telefono con Trump — invece c’era Putin”: l’attacco di Vannacci
Vannacci ha esordito con una battuta tagliente sull’assenza abituale di von der Leyen dall’aula: “Che onore averla qua! Non capita spesso vederla in quest’aula.” Poi ha alzato il tiro: “Sinceramente pensavo fosse al telefono con Trump per decidere le sorti di questa guerra. Invece con Trump al telefono c’era Putin. Lei fino a oggi per questa guerra non ha fatto assolutamente niente se non dichiararsi preoccupata.”
Il cuore dell’attacco è però il tema energetico. Vannacci ha accusato von der Leyen di non avere percezione reale del costo della crisi sulla vita quotidiana dei cittadini europei: “Non so se se ne è accorta, perché evidentemente non è la signora von der Leyen che fa il pieno alla sua auto.” Una frase calibrata per colpire l’immagine della presidente come tecnocrate distante dalla realtà concreta degli europei.
La proposta: “Buttiamo a mare il Green Deal, riapriamo con la Russia”
La parte più divisiva dell’intervento è la proposta concreta che Vannacci ha avanzato con inusuale chiarezza: “Buttiamo a mare il Green Deal, riapriamo i rubinetti di petrolio, gas e fertilizzanti con la Russia e facciamo i nostri interessi — perché gli interessi altrui li fanno già benissimo coloro che hanno iniziato e condotto questa guerra. E con cui lei non parla.”
Un invito a riaprire i canali commerciali con Mosca che si inserisce nel dibattito sempre più acceso all’interno delle istituzioni europee. Persino leader come Macron e Meloni hanno lasciato intendere che prima o poi dovrà arrivare il momento della diplomazia con Putin. Lo stesso presidente russo ha dichiarato di essere pronto a riprendere i commerci con l’Europa: “Non abbiamo mai rifiutato. Siamo pronti a lavorare, ma abbiamo bisogno di segnali che gli europei siano pronti.” Von der Leyen ha risposto con un netto rifiuto, ma la pressione — dall’interno e dall’esterno — continua a crescere.
Von der Leyen: “Tornare al gas russo sarebbe un errore strategico”
La presidente della Commissione ha mantenuto la linea dura. “Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha dichiarato, usando il dato economico come argomento contro un ritorno alla dipendenza da Mosca. La sua posizione è che tornare al gas russo significherebbe riconsegnare a Putin una leva di ricatto sull’Europa — la stessa che aveva già usato nel 2022 con conseguenze devastanti.
Il duello tra Vannacci e von der Leyen sintetizza in pochi minuti un conflitto che non ha ancora trovato soluzione: da un lato chi mette al centro la sovranità energetica e i costi immediati per i cittadini, dall’altro chi difende la coerenza strategica anche a caro prezzo. Con lo Stretto di Hormuz bloccato e i carburanti che continuano a salire, la pressione su Bruxelles difficilmente si attenuerà nelle prossime settimane.



















