Un virus finora conosciuto solo nel mondo marino è stato identificato per la prima volta anche negli esseri umani. Si tratta del nodavirus della mortalità occulta, noto come CMNV, già diffuso tra pesci e crostacei, che secondo un nuovo studio scientifico potrebbe aver compiuto il salto di specie. La scoperta arriva da una ricerca pubblicata su Nature Microbiology e riguarda una patologia oculare potenzialmente grave.
Il virus è stato associato a una forma specifica di infiammazione dell’occhio, chiamata uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente, una condizione che può provocare un aumento pericoloso della pressione intraoculare. Nei casi più seri, il rischio è quello di danni permanenti alla vista.
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Secondo gli esperti, si tratta di un passaggio rilevante perché segnala la capacità di un virus marino di adattarsi all’organismo umano, aprendo nuovi scenari nel campo delle malattie infettive.
I casi analizzati e le prove del contagio
Lo studio si basa sull’analisi di 70 pazienti diagnosticati con questa forma di uveite tra il 2022 e il 2025. I ricercatori hanno esaminato campioni di tessuto oculare prelevati durante interventi chirurgici, individuando al microscopio elettronico particelle virali compatibili con il CMNV.
Le particelle, di dimensioni estremamente ridotte (circa 25 nanometri), sono state trovate esclusivamente nei pazienti malati e non nei soggetti sani utilizzati come gruppo di controllo. Ulteriori test genetici hanno confermato una corrispondenza quasi totale con il virus già noto negli animali acquatici.
Esperimenti successivi hanno dimostrato che il virus è in grado di infettare cellule di mammiferi e provocare effetti simili a quelli osservati nei pazienti, rafforzando l’ipotesi del salto di specie.
Come si trasmette il virus
Un elemento chiave riguarda le modalità di esposizione. Circa il 71% delle persone coinvolte nello studio aveva avuto contatti frequenti con animali acquatici o prodotti ittici. In particolare, il rischio sembrerebbe legato alla manipolazione senza protezioni o al consumo di pesce e frutti di mare crudi.
Questa dinamica ricorda altri casi di infezioni legate all’alimentazione o al contatto diretto con animali, e suggerisce che il virus possa entrare nell’organismo umano attraverso vie già note in ambito infettivologico.
I sintomi: pressione oculare alta e rischio cecità
I sintomi osservati nei pazienti riguardano principalmente l’occhio. L’infezione provoca infiammazione e un aumento della pressione intraoculare che può diventare pericoloso se non trattato. Nei casi più gravi, il danno può essere permanente e compromettere la vista fino alla cecità.
Gli esperti parlano di manifestazioni “insolite”, simili a quelle del glaucoma, ma con caratteristiche che rendono questa forma particolarmente aggressiva e persistente.
Un virus già diffuso in tutto il mondo
Un altro dato rilevante emerso dallo studio riguarda la diffusione globale del CMNV. Il virus è stato identificato in almeno 49 specie diverse, tra cui crostacei, molluschi e pesci, in diversi continenti: Asia, Europa, Africa e Americhe.
Questa ampia presenza suggerisce che il fenomeno non sia limitato a una singola area geografica e che il potenziale rischio per l’uomo potrebbe riguardare anche altri Paesi.
Perché la scoperta preoccupa
La possibilità che un virus marino possa infettare l’uomo apre un nuovo fronte nella ricerca sulle malattie infettive. Gli oceani, già considerati serbatoi di biodiversità, potrebbero rappresentare anche una fonte di nuovi patogeni capaci di adattarsi all’uomo.
Gli specialisti sottolineano l’importanza di monitorare questi fenomeni e di approfondire le modalità di trasmissione per evitare possibili diffusione future.
Perché quando un virus cambia specie, il problema non resta mai confinato dove è iniziato.