Garlasco, l’avvocato dei Poggi a gamba tesa
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Tizzoni difende la condanna di Stasi: “Chi accusa oggi ignora i fatti oggettivi”
“Lo Stato ai Poggi ha consegnato la verità, ma oggi quella verità non la difende più.” Così l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori di Chiara Poggi, torna a farsi sentire in un’intervista al Fatto Quotidiano, difendendo la sentenza che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni per il delitto del 13 agosto 2007.
Nel mirino dell’avvocato, la nuova inchiesta che vede Andrea Sempio indagato, e che secondo Tizzoni si basa su una tesi “un po’ confusa” della Procura. “Non è mai stato individuato con certezza il tipo di arma usata. E quanto trovato nel canale di Tromello non porterà da nessuna parte: il Dna non può resistere anni in acqua”.
“Sempio ha una taglia 44. L’assassino portava una 42”
Secondo Tizzoni, le evidenze oggettive raccolte durante i processi a Stasi restano insuperate. Vediamo le sue parole nella prossima pagina.
“L’aggressore indossava una scarpa numero 42, con un margine di errore di mezzo centimetro. Sempio porta una 44”. Inoltre, sempre l’avvocato aggiunge, “non ha bici nera, a casa sua non è stato trovato nessun pedale con il Dna della vittima, né elementi compatibili con la scena del crimine”.
Il legale respinge ogni ipotesi alternativa: “L’omicida è uno solo, lo dicono anche le fotografie delle macchie di sangue. Chi cerca di riscrivere la storia dovrà scontrarsi con perizie e consulenze che confermano dati oggettivi.”
“La famiglia Poggi ha cercato la verità per sette anni, ora è sola”
Tizzoni denuncia anche un clima di delegittimazione: “Dopo anni di processi, ricorsi alla Corte europea e revisioni archiviate, leggere che i Poggi non vogliono la verità è imbarazzante. L’hanno cercata per sette anni nelle aule di tribunale, ascoltando ogni perizia. Ora lo Stato li lascia soli.”
Sempio convocato, la difesa: “Stiamo affilando le armi”
Intanto, l’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, commenta l’invito a comparire per il suo assistito: “Stiamo affilando le armi che ci offre il codice. L’interrogatorio, fissato per il 20 maggio, arriva prima ancora dell’incidente probatorio: è un’anomalia.”
Alla stessa ora, a Pavia, sarà ascoltato come testimone assistito Alberto Stasi. In parallelo, i carabinieri sentiranno Marco Poggi, fratello di Chiara, oggi residente a Venezia. Si preannuncia una settimana decisiva per il futuro giudiziario del caso Garlasco.
Tra verità accertate e nuove ombre, la battaglia legale sul delitto di Chiara Poggi è tutt’altro che finita.


