domenica, Luglio 19

Trump: “La prossima settimana sarà decisiva sull’Iran”. Il mondo teme l’allargamento del conflitto

Trump avverte: “La prossima settimana sarà molto importante per l’Iran”

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infiammato ulteriormente il clima internazionale con dichiarazioni che lasciano poco spazio all’ambiguità: “La prossima settimana sarà molto importante”. Le sue parole, pronunciate sul prato sud della Casa Bianca mentre accoglieva la squadra della Juventus in visita ufficiale, si riferiscono all’escalation in corso tra Israele e Iran. Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente al fianco di Israele, senza però fornire una conferma definitiva.

 

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Potrei farlo, potrei non farlo. Nessuno sa cosa farò. Ma vi dico una cosa: l’Iran ha grossi problemi”, ha dichiarato. Secondo fonti della Casa Bianca, l’ipotesi allo studio è quella di partecipare ad attacchi contro il sito nucleare sotterraneo di Fordow, un impianto considerato chiave nei programmi di arricchimento dell’uranio iraniani e, finora, non colpito dagli israeliani.

Trump: “L’Iran era a poche settimane dalla bomba atomica”

Il presidente ha anche ribadito una delle sue convinzioni più controverse: l’Iran, secondo lui, sarebbe stato a poche settimane dal costruire un’arma nucleare. “Ho offerto un grande accordo all’Iran, ma hanno detto di no. Ora si pentono”, ha affermato. Ha inoltre aggiunto che “alcuni funzionari iraniani vorrebbero venire alla Casa Bianca per negoziare”, una dichiarazione subito smentita da Teheran.

Queste affermazioni sono però smentite da Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), che ha dichiarato: “Non possiamo affermare che ci sia uno sforzo sistematico da parte dell’Iran per costruire una bomba atomica”. Tuttavia, ha confermato che l’arricchimento dell’uranio al 60% in corso nel paese è motivo di forte preoccupazione.

Israele colpisce Teheran, Tel Aviv sotto assedio

Intanto il conflitto tra Israele e Iran continua ad aggravarsi. Un attacco israeliano ha colpito un’area vicino al quartier generale della polizia di Teheran, ferendo diversi agenti, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA. È il primo attacco di questa portata contro la capitale iraniana da parte di Israele dall’inizio della guerra.

Nel frattempo, Tel Aviv resta sotto assedio. Missili iraniani continuano a minacciare la città, spingendo centinaia di civili a trascorrere le notti nei rifugi sotterranei. In uno scenario quasi surreale, una ballerina del ventre si è esibita all’interno della stazione ferroviaria sotterranea, cercando di portare sollievo ai rifugiati in fuga dalle esplosioni.

L’Europa si mobilita: evacuazioni e allarmi diplomatici

In risposta all’aggravarsi del conflitto, diversi Paesi europei stanno adottando misure straordinarie. La Francia ha fortemente sconsigliato ogni viaggio verso Iran e Israele e ha avviato operazioni per facilitare il ritorno dei cittadini francesi che desiderano lasciare i due paesi.

Nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer ha convocato una riunione straordinaria del comitato COBRA per discutere i piani di evacuazione e l’eventuale sostegno a un’operazione americana. Secondo fonti interne a Downing Street, Londra sarebbe pronta a fornire supporto logistico agli Stati Uniti se Trump decidesse di procedere con l’attacco.

Netanyahu ringrazia Trump: “Israele è più forte che mai”

Benjamin Netanyahu

, premier israeliano, ha ringraziato apertamente Trump per il suo sostegno: “Siamo in continuo contatto. Il popolo è forte, il fronte interno è determinato. Israele è più forte che mai”, ha dichiarato nel suo discorso quotidiano, nonostante le gravi perdite umane subite negli ultimi giorni di conflitto.

La base di Trump è contraria all’intervento

Nonostante le sue dichiarazioni bellicose, una maggioranza degli elettori di Trump non vuole la guerra. Un sondaggio condotto da Economist/YouGov ha rivelato che il 53% degli elettori repubblicani si oppone a un coinvolgimento militare degli Stati Uniti nella guerra tra Israele e Iran.

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Questa non è la nostra guerra. E se lo fosse, spetta al Congresso decidere”, ha scritto il deputato repubblicano Thomas Massie su X. L’opinione pubblica americana sembra quindi spaccata tra il desiderio di sostenere Israele e la paura di un nuovo conflitto senza fine in Medio Oriente.

Scenario instabile, rischio di escalation globale

Con Israele che continua a colpire obiettivi strategici in Iran e l’Iran che risponde con missili lanciati verso le città israeliane, l’escalation sembra ormai fuori controllo. Se gli Stati Uniti dovessero entrare ufficialmente nel conflitto, si aprirebbe un nuovo, pericoloso fronte internazionale, con conseguenze imprevedibili anche per l’Europa, coinvolta direttamente nelle dinamiche di difesa e approvvigionamento energetico.

La prossima settimana, come annunciato da Trump, potrebbe essere quella che deciderà le sorti di un nuovo e devastante capitolo della geopolitica globale.