lunedì, Luglio 6

Bimbo morto all’asilo di Arezzo, cinque indagati: tra loro anche la maestra che tentò di salvarlo

La tragedia avvenuta nell’asilo nido “Ambarabà Ciccì Coccò” di Soci, nell’aretino, continua a scuotere l’intera comunità. La procura di Arezzo ha notificato cinque avvisi di garanzia nell’ambito dell’indagine sulla morte del piccolo Leonardo, il bimbo di due anni deceduto mentre giocava nel giardino della struttura. Un passo formale che non implica colpe accertate, ma permette agli indagati di partecipare agli accertamenti tecnici, compresa l’autopsia fissata per l’inizio della prossima settimana.

La dinamica della tragedia

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Secondo la ricostruzione preliminare, Leonardo si trovava all’esterno dell’asilo quando il laccetto della felpa si sarebbe impigliato a un arbusto, provocando un soffocamento rapido e fatale. È in quei momenti drammatici che una delle maestre, accortasi per prima della difficoltà del bambino, ha tentato di soccorrerlo, fino a sentirsi male per lo choc mentre cercava di prestare aiuto.

All’interno della struttura, al momento dei fatti, erano presenti quattordici addetti. Tutti sono stati ascoltati dai carabinieri di Bibbiena, impegnati a ricostruire ogni dettaglio per capire se vi siano stati ritardi, omissioni o eventuali criticità nelle procedure di vigilanza. L’obiettivo è chiarire se l’incidente sia stato del tutto imprevedibile o se esistano punti deboli nel sistema di controllo del nido.

Gli avvisi di garanzia: cosa significano

Tra i destinatari degli avvisi di garanzia figura anche la maestra che aveva notato subito il pericolo. La sua iscrizione nel registro non equivale a un’accusa definitiva, ma si tratta di un passaggio necessario affinché possa nominare un proprio consulente e assistere agli esami medico-legali. Una procedura standard nei casi in cui occorre stabilire con precisione le cause del decesso.

L’autopsia, disposta dal pm Angela Masiello, sarà determinante per comprendere la dinamica completa e confermare o escludere eventuali responsabilità. Gli esiti dovrebbero arrivare nel corso della prossima settimana, aggiungendo nuovi tasselli a un quadro ancora incompleto.

Un paese sotto choc

Nel piccolo centro di Soci, il dolore è palpabile. Famiglie, insegnanti e residenti faticano a elaborare quanto avvenuto, mentre la scuola è stata posta sotto sequestro e resterà chiusa almeno fino al 17 novembre. La decisione è stata presa per consentire tutti i rilievi necessari e garantire che nulla venga alterato durante l’indagine.

La morte di un bambino così piccolo lascia sempre interrogativi profondi, soprattutto quando avviene in un luogo percepito come sicuro. Ora la comunità attende risposte chiare, mentre le autorità continuano a lavorare per capire cosa sia davvero successo in quei minuti drammatici.

Resta una domanda inevitabile: la tragedia poteva essere evitata oppure è stato un incidente imprevedibile? Le prossime settimane potrebbero fornire le prime risposte.