Sono ore di angoscia e silenzio carico di paura per la famiglia di Giovanni Tamburi, il 16enne bolognese disperso dopo la strage di Capodanno avvenuta nel locale “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera. Il bilancio provvisorio dell’incendio è drammatico: 47 morti e 112 feriti, molti dei quali con ustioni gravissime.
Giovanni si trovava in vacanza con il padre e il fratello nella casa di famiglia e la sera di San Silvestro era uscito con un gruppo di amici per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Da quel momento, di lui non si hanno più notizie certe.
La madre: “Le notizie non sono buone”
Questa mattina la madre del ragazzo, Carla Masiello, non è riuscita nemmeno a parlare a lungo. In lacrime ha pronunciato poche parole che hanno gelato familiari e amici: “Le notizie non sono buone, le notizie non sono buone”. Giovanni risulta ufficialmente tra i dispersi, una condizione che comprende sia possibili vittime non ancora identificate sia feriti gravissimi e irriconoscibili.
La donna ha lanciato un disperato appello, fornendo un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo: il figlio indossava una catenina d’oro con una piccola madonnina al collo.
Bologna col fiato sospeso
L’angoscia si è rapidamente estesa anche a Bologna, dove Giovanni vive e studia. Il ragazzo frequenta il liceo scientifico “Augusto Righi” e l’intera comunità scolastica è rimasta in attesa di notizie. La dirigente scolastica ha espresso pubblicamente la vicinanza alla famiglia, parlando di ore difficili per studenti e docenti.
Anche il sindaco di Bologna ha manifestato la solidarietà della città, assicurando il massimo supporto istituzionale e mantenendo contatti diretti con la Farnesina.
Identificazioni complesse: serviranno giorni
Le operazioni di riconoscimento delle vittime procedono lentamente. Secondo quanto spiegato da esperti di medicina legale, a causa delle gravissime ustioni riportate da molti corpi saranno necessari almeno cinque o sei giorni per completare tutte le identificazioni.
Al momento risultano sei italiani ufficialmente dispersi. Le autorità stanno incrociando dati, immagini e testimonianze per ridurre progressivamente l’elenco, ma la situazione resta estremamente delicata.
I soccorsi e i feriti italiani
Intanto prosegue il lavoro dei soccorritori e del personale sanitario. Sette feriti italiani sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, centro di riferimento per le grandi ustioni. Altri connazionali restano ricoverati in Svizzera, alcuni dei quali non sono ancora trasportabili a causa delle condizioni cliniche.
L’Italia ha messo a disposizione anche la polizia scientifica per supportare le autorità svizzere nelle identificazioni, mentre sul posto operano psicologi specializzati per assistere familiari e superstiti.
L’ultima traccia e la speranza
Un dettaglio rende la ricerca ancora più difficile: Giovanni non aveva con sé il cellulare, lasciato a casa scarico. Amici presenti nel locale hanno raccontato di averlo visto mentre tentava di fuggire insieme a loro, poi di colpo è scomparso nel caos delle fiamme.
La speranza, ora, è che il ragazzo possa trovarsi ricoverato in qualche struttura senza documenti o non ancora identificato. Bologna, la sua famiglia e i suoi amici restano aggrappati a questa possibilità mentre il tempo scorre lento e doloroso.


















