Arriva il colpo di scena giudiziario destinato a chiudere uno dei casi mediatici più discussi degli ultimi anni. Il Tribunale di Milano ha assolto Chiara Ferragni dall’accusa di truffa aggravata nell’ambito del cosiddetto Pandoro-gate.
La sentenza è stata pronunciata al termine del processo celebrato con rito abbreviato davanti alla terza sezione penale. Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha stabilito che il fatto non costituisce reato, ribaltando l’impianto accusatorio che aveva portato l’imprenditrice digitale sul banco degli imputati.
Il caso Pandoro-gate e le accuse

Al centro del procedimento c’erano le operazioni commerciali legate al Pandoro Pink Christmas e alle uova di Pasqua promosse attraverso i canali social di Ferragni. Secondo l’accusa, la comunicazione avrebbe indotto i consumatori a credere che l’acquisto dei prodotti fosse direttamente collegato a finalità benefiche.
La Procura aveva ipotizzato una condotta ingannevole, sostenendo che la sovrapposizione tra marketing e solidarietà potesse configurare una truffa ai danni degli acquirenti. Una ricostruzione che aveva innescato un’ondata senza precedenti di polemiche, indagini e conseguenze reputazionali.
La decisione del giudice: cade l’impianto accusatorio
Il tribunale ha però ritenuto che non siano emersi gli elementi necessari a configurare il reato di truffa. In particolare, non è stato riconosciuto un nesso penalmente rilevante tra la comunicazione commerciale e un inganno intenzionale nei confronti dei consumatori.
L’assoluzione rappresenta una vittoria piena sul piano penale per Chiara Ferragni, che ha sempre sostenuto di aver agito in buona fede e nel rispetto delle regole.
Un precedente per il mondo dell’influencer marketing
La sentenza segna un punto fermo importante anche per l’intero settore della comunicazione digitale e dell’influencer marketing. Il caso Ferragni aveva sollevato interrogativi profondi sul confine tra pubblicità, responsabilità sociale e trasparenza nei messaggi promozionali.
Con questa decisione, la giustizia penale chiarisce che non ogni ambiguità comunicativa integra automaticamente un reato, distinguendo il piano giudiziario da quello etico, commerciale e amministrativo.
Le conseguenze dopo il processo
L’assoluzione non cancella la tempesta mediatica che ha travolto l’imprenditrice negli ultimi mesi, né le sanzioni amministrative già irrogate in precedenza da altre autorità. Tuttavia, sul fronte penale, il verdetto mette fine al capitolo più pesante della vicenda.
Per Chiara Ferragni si chiude così una delle fasi più difficili della sua carriera pubblica, con una sentenza che ridisegna completamente il racconto giudiziario del Pandoro-gate.


















