Non è solo una vicenda giudiziaria. Quella di Lonate Pozzolo è diventata una storia che intreccia sicurezza, ordine pubblico, identità e rabbia collettiva. A distanza di giorni dall’uccisione di Adamo Massa, ladro di origine sinta morto dopo essere stato accoltellato durante un furto in abitazione, la tensione non si è affievolita. Al contrario, si è spostata su un altro terreno: quello dei funerali.
Una decisione delle autorità ha acceso lo scontro con la comunità rom e sinti, che parla apertamente di atto discriminatorio e di mancanza di umanità.
La decisione delle autorità e i funerali blindati

I funerali di Adamo Massa si stanno svolgendo a Nichelino, nel Torinese, ma in forma privata. A stabilirlo è stato il questore, che ha imposto una cerimonia riservata esclusivamente ai familiari più stretti, per ragioni di ordine e sicurezza pubblica.
La messa è stata celebrata nella cappella del cimitero, senza corteo, in mattinata e non nel pomeriggio come inizialmente richiesto dalla famiglia. Una scelta che ha immediatamente sollevato polemiche e reazioni durissime.
“Decisione razzista”: la rabbia della famiglia
A parlare senza mezzi termini è stato Massimo Gambino, fratello di Adamo Massa. Le sue parole sono un atto d’accusa diretto:
«Era un cittadino italiano come tutti noi. Chiediamo solo umanità. Non permetterci un funerale degno è razzismo. Siamo sinti, non bestie».
Il fratello ha ricordato come Adamo fosse una persona credente e come la tradizione della comunità preveda una partecipazione ampia e collettiva in occasione del lutto. «Ha commesso uno sbaglio? E allora perché non può avere un funerale?», ha aggiunto.
L’intervento dell’associazione Rom e Sinti
Alle parole della famiglia si è aggiunta la posizione ufficiale di Aizo, associazione italiana Rom e Sinti, che ha espresso forte disagio per la gestione dell’evento:
«La comunità non è solo addolorata, ma si chiede il perché di questa comunicazione. La numerosità non equivale a pericolosità, ma a rispetto».
Secondo quanto riferito, erano attese a Nichelino circa mille persone provenienti da tutta Italia, elemento che avrebbe contribuito alla decisione delle autorità di limitare drasticamente l’accesso.
Chi era Adamo Massa
Adamo Massa, 37 anni, viveva nel campo nomadi di corso Unione Sovietica a Torino. Aveva una moglie e tre figli ed era noto alle forze dell’ordine per precedenti penali, tra cui una condanna definitiva nel 2021 per rapina e furti.
La notte della sua morte era entrato, insieme a un complice, in una villetta a due piani di Lonate Pozzolo, nel Varesotto, con l’intento di svaligiarla.
La morte durante il furto
All’interno dell’abitazione si trovava Jonathan Rivolta, 33 anni, ricercatore universitario. Secondo la ricostruzione, Rivolta ha reagito all’intrusione e all’aggressione armato di coltello.
Adamo Massa è stato colpito da due fendenti. Trasportato dai complici all’ospedale di Magenta, è stato abbandonato durante la fuga ed è morto poco dopo il ricovero.
Una vicenda che continua a dividere
Sullo sfondo della polemica resta una questione che va oltre il singolo caso: il rapporto tra sicurezza pubblica, gestione dell’ordine e rispetto delle tradizioni culturali.
Per la comunità rom e sinta, la decisione delle autorità rappresenta una ferita simbolica. Per lo Stato, una misura necessaria a prevenire tensioni e disordini.
Lonate Pozzolo resta così al centro di un caso che continua a far discutere, dividere e interrogare l’opinione pubblica italiana.