Non è solo una vicenda giudiziaria. Quella di Lonate Pozzolo è diventata una storia che intreccia sicurezza, ordine pubblico, identità e rabbia collettiva. A distanza di giorni dall’uccisione di Adamo Massa, ladro di origine sinta morto dopo essere stato accoltellato durante un furto in abitazione, la tensione non si è affievolita. Al contrario, si è spostata su un altro terreno: quello dei funerali.
Una decisione delle autorità ha acceso lo scontro con la comunità rom e sinti, che parla apertamente di atto discriminatorio e di mancanza di umanità.
La decisione delle autorità e i funerali blindati

I funerali di Adamo Massa si stanno svolgendo a Nichelino, nel Torinese, ma in forma privata. A stabilirlo è stato il questore, che ha imposto una cerimonia riservata esclusivamente ai familiari più stretti, per ragioni di ordine e sicurezza pubblica.
La messa è stata celebrata nella cappella del cimitero, senza corteo, in mattinata e non nel pomeriggio come inizialmente richiesto dalla famiglia. Una scelta che ha immediatamente sollevato polemiche e reazioni durissime.
“Decisione razzista”: la rabbia della famiglia
A parlare senza mezzi termini è stato Massimo Gambino, fratello di Adamo Massa. Le sue parole sono un atto d’accusa diretto:
«Era un cittadino italiano come tutti noi. Chiediamo solo umanità. Non permetterci un funerale degno è razzismo. Siamo sinti, non bestie».
Il fratello ha ricordato come Adamo fosse una persona credente e come la tradizione della comunità preveda una partecipazione ampia e collettiva in occasione del lutto. «Ha commesso uno sbaglio? E allora perché non può avere un funerale?», ha aggiunto.
L’intervento dell’associazione Rom e Sinti
Alle parole della famiglia si è aggiunta la posizione ufficiale di Aizo, associazione italiana Rom e Sinti, che ha espresso forte disagio per la gestione dell’evento:



















