La strage di Capodanno a Crans-Montana continua a far emergere nuovi elementi destinati a pesare sul piano umano e giudiziario. A parlare, questa volta, è Roze, una ragazza svizzera di 18 anni sopravvissuta all’incendio del locale Costellation, costato la vita a quaranta giovani. Dopo settimane di coma farmacologico, la giovane ha deciso di raccontare cosa ha visto e vissuto quella notte.
Dal coma alla lunga riabilitazione

Roze è stata risvegliata solo pochi giorni fa presso l’ospedale universitario di Liegi, dove era stata trasferita in condizioni disperate. Le ustioni e i danni riportati sono gravissimi: secondo i medici, serviranno almeno due anni di terapie prima di un recupero parziale della funzionalità delle mani. Al momento, la ragazza non è autonoma nemmeno nei gesti più semplici.
La sofferenza fisica si intreccia a quella psicologica. Gli incubi sono costanti, il sonno fragile, segnato dal ricordo delle urla e del fumo che ha invaso il locale in pochi istanti. Una notte che doveva essere di festa si è trasformata in una trappola mortale.
“Nessuno capiva cosa stava succedendo”
Nel suo racconto, Roze sottolinea la rapidità con cui l’incendio si è propagato. Nonostante i primi segnali di pericolo, molte persone avrebbero continuato a ballare e filmare con i cellulari, sottovalutando la gravità della situazione. La musica non si sarebbe fermata subito, contribuendo alla confusione generale e al ritardo nei soccorsi.
Le accuse a Jessica Moretti
Il passaggio più delicato della testimonianza riguarda però il comportamento di :contentReference[oaicite:0]{index=0}. Secondo Roze, la donna si sarebbe trovata all’esterno del locale mentre l’incendio divampava, senza tentare alcun intervento. “Poteva usare l’estintore dietro il bancone”, avrebbe raccontato la giovane, “ma è rimasta ferma a piangere”.
Un’accusa pesante, che descrive una scena di immobilità e impotenza rimasta impressa nella memoria della sopravvissuta come uno dei momenti più difficili da accettare.
Indagini, tensioni e verità da ricostruire
Le dichiarazioni di Roze arrivano mentre le indagini sulla strage di :contentReference[oaicite:1]{index=1} sono ancora in pieno corso. La posizione dei gestori del locale è al vaglio della magistratura, in un contesto reso ancora più complesso dalla scomparsa di centinaia di filmati delle telecamere di sorveglianza.
Il caso ha assunto anche una dimensione internazionale, con il coinvolgimento delle autorità italiane che ha generato tensioni istituzionali in Svizzera. Mentre la giustizia cerca risposte, Roze continua il suo percorso di recupero, portando con sé una testimonianza destinata a pesare nel giudizio finale su quella notte.



















