Khamenei ucciso, l’Iran conferma: scatta la rappresaglia
L’Iran ha confermato ufficialmente la morte della Guida Suprema Ali Khamenei dopo l’attacco congiunto condotto da Stati Uniti e Israele. Una notizia che ha cambiato radicalmente gli equilibri della regione e che ha innescato una risposta immediata di Teheran contro obiettivi americani e israeliani nel Medio Oriente.
Nelle ore successive all’annuncio, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche ha dichiarato di aver colpito 27 basi militari statunitensi nella regione, oltre a strutture legate alla difesa israeliana. Una nuova ondata di missili e droni ha investito Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, con esplosioni segnalate a Manama, Doha e Dubai.
Le basi Usa più esposte
Tra gli obiettivi più sensibili figura il quartier generale della Quinta Flotta Usa in Bahrein, punto chiave delle operazioni navali nel Golfo. In Qatar, la base di Al-Udeid – sede avanzata del Comando Centrale americano – rappresenta il cuore operativo delle forze statunitensi nell’area.
In Kuwait sono operative strutture come Camp Arifjan e Ali Al Salem, mentre negli Emirati Arabi Uniti la base di Al-Dhafra e il porto di Dubai costituiscono snodi strategici per l’aviazione e la marina americana. Anche in Iraq, nelle basi di Ain Al Asad ed Erbil, si registrano forti tensioni dopo esplosioni nei pressi dell’aeroporto del Kurdistan iracheno.
Complessivamente, nella regione sono dispiegati oltre 40mila militari statunitensi. Una presenza che ora rischia di trasformarsi in bersaglio diretto di un conflitto aperto.


















