Putin: “Violazione del diritto internazionale”
Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Massud Pezeshkian, definendo l’uccisione di Khamenei “una violazione delle norme del diritto internazionale e della moralità umana”. Mosca si schiera così apertamente contro l’operazione militare che ha colpito la leadership iraniana.
Nel frattempo, fonti iraniane confermano la morte di altri alti dirigenti, tra cui il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour e il capo del Consiglio di Difesa Ali Shamkhani.
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Trump: “La nuova leadership vuole parlare con me”
Dal fronte americano, il presidente Donald Trump ha dichiarato che la nuova leadership iraniana sarebbe pronta ad aprire un dialogo. “Vogliono parlare, e io parlerò con loro”, ha affermato, aggiungendo che un accordo sarebbe stato possibile anche prima degli attacchi.
Trump ha inoltre sostenuto che nell’operazione sarebbero stati eliminati “48 leader in un colpo solo”, parlando di un “colpo davvero grosso”.
Missili, droni e basi colpite
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato attacchi contro basi statunitensi e obiettivi israeliani nella regione. Missili balistici sarebbero stati lanciati contro la portaerei USS Abraham Lincoln, mentre nuove esplosioni sono state segnalate a Doha, Manama e Dubai.
Nel Golfo di Oman, le forze statunitensi hanno affondato una nave militare iraniana, mentre una petroliera è stata colpita nello Stretto di Hormuz. In Israele, un missile ha centrato un rifugio a Beit Shemesh causando vittime e feriti.
La Francia muove la portaerei Charles de Gaulle
Nel pomeriggio è arrivata una mossa significativa sul piano strategico: la portaerei francese Charles de Gaulle e il suo gruppo d’attacco hanno interrotto il dispiegamento nel Mar Baltico per dirigersi verso il Mediterraneo orientale. Una decisione che segnala l’allargamento del coinvolgimento europeo nella gestione della crisi.
Tentativi di de-escalation via Oman
Nonostante la spirale militare, emergono timidi segnali diplomatici. Il ministro degli Esteri dell’Oman ha chiesto un cessate il fuoco, ricevendo dall’omologo iraniano Abbas Araghchi la disponibilità a “sforzi seri e sinceri per una de-escalation”.
Il quadro resta estremamente fluido: tra nuove ondate di missili, manifestazioni nelle città iraniane e tensione nei cieli del Golfo, il rischio di una guerra regionale è concreto. Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la logica militare o quella negoziale.