giovedì, Marzo 12

Meloni chiama tutti i leader di opposizione dopo lo scontro con Schlein: coordinamento sulla crisi in Iran

La giornata era iniziata con uno scontro frontale in Parlamento e una coda mattutina di accuse reciproche. È finita con Giorgia Meloni che chiamava uno per uno i segretari di tutti i partiti di opposizione. Un cambio di registro significativo, in una fase in cui la crisi in Iran si è fatta sentire in modo diretto anche sull’Italia — con il missile sulla base di Erbil e il Consiglio supremo di difesa convocato per domani mattina al Quirinale da Sergio Mattarella.

La premier ha contattato Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Carlo Calenda, Matteo Renzi e Riccardo Magi. Il messaggio trasmesso era lo stesso per tutti: serve remare insieme per rendere più forte la voce dell’Italia in un momento che non ammette divisioni di facciata. Il coordinamento telefonico è la forma che — per ora — prende il tavolo tra governo e opposizioni sulla crisi in Medio Oriente, dopo che l’ipotesi di un incontro a Palazzo Chigi si era arenata rapidamente tra le polemiche della mattina.

Ma cosa aveva detto esattamente Schlein? Perché il tavolo era saltato? E cosa ci sarà sul tavolo domani al Quirinale?

Lo scontro con Schlein e la replica di Meloni

La miccia era stata accesa durante le comunicazioni parlamentari. Elly Schlein aveva accusato la premier di fare tutto da sola: “Meloni sta facendo tutto da sola. Noi ci siamo come ci siamo sempre stati. Ora deve posare la clava. Gli italiani non meritano questo spettacolo. Lei il mio numero ce l’ha…” Una frecciata pubblica, costruita per colpire l’immagine della premier come leader che preferisce lo scontro al dialogo.

Meloni aveva risposto a stretto giro con una nota scritta, respingendo l’accusa di usare la clava e rivendicando di aver fatto “un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali”, oltre a “condizioni surreali per sedersi al tavolo”. Conte aveva aggiunto di “dubitare di questa nota”, ribadendo che il tavolo più trasparente era già in Parlamento.

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