La terra ha tremato ancora in Turchia. Una forte scossa di terremoto di magnitudo 5.5 ha colpito la provincia di Tokat, nel nord del Paese, scatenando il panico tra la popolazione e spingendo le autorità locali a disporre l’immediata chiusura delle scuole. L’agenzia turca per la gestione delle catastrofi, l’Afad, si è subito attivata per monitorare la situazione.
I primi rilievi non hanno evidenziato danni strutturali catastrofici né vittime, ma la paura tra i cittadini è alta — soprattutto in un Paese che appena tre anni fa piangeva decine di migliaia di vittime nel devastante terremoto che aveva raso al suolo intere città nel sud-est del territorio.
Il sisma non si è fatto sentire solo a Tokat. Le scosse hanno avuto un’eco significativa anche nelle province limitrofe di Samsun, Amasya, Ordu e Sivas, ampliando l’area interessata dal tremore e moltiplicando il numero di persone che si sono ritrovate improvvisamente a fare i conti con quella sensazione di impotenza che solo un terremoto sa evocare. La decisione dei governatori locali di sospendere le attività didattiche riflette una politica di estrema prudenza: priorità assoluta alla sicurezza degli studenti, con i tecnici impegnati nei sopralluoghi negli edifici pubblici prima di riaprirli.
Ma il terremoto non è l’unica emergenza che la Turchia si trova ad affrontare in queste ore. Il Paese è anche al centro di una delicata partita militare legata alla guerra in Iran.




