Quando la differenza di prezzo supera i cinquanta centesimi al litro, le frontiere diventano improvvisamente molto più permeabili. Da giorni, lungo i confini del nord-est italiano, si sta consumando un fenomeno che dice tutto sull’impatto della guerra in Iran sulle tasche degli automobilisti italiani: code chilometriche di auto, camion, furgoni e persino trattori con cisterne che attraversano il confine verso la Slovenia per fare il pieno a prezzi che in Italia sembrano ormai un lontano ricordo.
I numeri parlano da soli. In Slovenia un litro di gasolio costa 1,53 euro, uno di benzina 1,47 euro. In Italia, per gli stessi carburanti, bisogna sborsare rispettivamente 1,80 euro e 2,03 euro al litro. Una forbice che ha trasformato i distributori sloveni nelle zone di confine in una meta quasi obbligata per i residenti in Friuli Venezia Giulia e nei territori del nord-est. Con conseguenze che nessuno aveva previsto: alcuni impianti nelle zone di Nova Gorica, Mernicco e Vencò hanno già esaurito le scorte di gasolio.
Ma la Slovenia non è l’unica alternativa. Anche San Marino sta vivendo lo stesso fenomeno, con code crescenti di automobilisti provenienti soprattutto dall’Emilia Romagna. Il motivo è sempre lo stesso: il prezzo della benzina nella piccola Repubblica varia tra 1,55 e 1,67 euro al litro — circa 30-40 centesimi in meno rispetto alle pompe italiane. Perché questa differenza così marcata? E fino a quando potrà durare?

















