venerdì, Luglio 3

Iran, Meloni frena sull’intervento nello Stretto di Hormuz: “Sarebbe un passo verso il coinvolgimento”

La crisi internazionale legata alla guerra con l’Iran continua a dominare il dibattito politico e diplomatico. In questo contesto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sul tema di un possibile coinvolgimento italiano nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il traffico energetico mondiale.Durante la trasmissione Quarta Repubblica su Rete4, la premier ha spiegato che l’Italia sostiene il principio della libertà di navigazione, ma ha anche sottolineato come un intervento diretto nello stretto rappresenterebbe un passaggio molto delicato sul piano geopolitico.

Meloni: “Intervenire significherebbe aumentare il coinvolgimento”

Rispondendo alle domande sul possibile ingresso dell’Italia in una coalizione internazionale per proteggere le rotte marittime, Meloni ha dichiarato che la questione deve essere valutata con grande cautela.

Per noi è fondamentale la libertà di navigazione”, ha spiegato la premier, ricordando che proprio su questo tema è stato diffuso uno statement congiunto con i partner internazionali. Tuttavia ha aggiunto che intervenire nello Stretto di Hormuz significherebbe fare un passo avanti nel coinvolgimento militare.

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Per questo motivo il governo italiano, almeno nella fase attuale, preferisce concentrarsi su altre missioni già operative nell’area.

Il rafforzamento della missione Aspides

Secondo Meloni, l’Italia potrebbe contribuire soprattutto attraverso il rafforzamento della missione Aspides, l’operazione europea che opera nel Mar Rosso con l’obiettivo di proteggere le rotte commerciali dalle minacce alla navigazione.

La missione rientra negli sforzi internazionali per garantire la sicurezza delle principali vie marittime che collegano l’Europa all’Asia e al Medio Oriente, in un momento di forte instabilità geopolitica.

La dichiarazione congiunta sul Libano

Nel frattempo cresce la preoccupazione internazionale anche per l’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano. Su questo tema è stata diffusa una dichiarazione congiunta firmata da Italia, Canada, Francia, Germania e Regno Unito.

I leader dei cinque Paesi hanno espresso forte preoccupazione per l’aumento delle violenze e hanno invitato le parti coinvolte ad avviare negoziati per una soluzione politica sostenibile.

Nel documento si chiede anche una immediata de-escalation e il rispetto del diritto internazionale umanitario, condannando gli attacchi contro civili, infrastrutture e operatori sanitari.

Il timore di una nuova escalation regionale

Secondo i leader occidentali, una grande offensiva terrestre israeliana in Libano potrebbe avere conseguenze umanitarie devastanti e rischierebbe di trasformare l’attuale crisi in un conflitto ancora più ampio e prolungato.

La dichiarazione sottolinea anche la necessità di applicare pienamente la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che prevede il disarmo di Hezbollah e la stabilizzazione del confine tra Libano e Israele.

Nel frattempo i governi occidentali hanno espresso solidarietà al popolo libanese, sottolineando come il Paese sia stato trascinato in un conflitto che rischia di aggravare ulteriormente la già difficile situazione umanitaria.