Nelle ultime settimane, infatti, l’associazione Altvelox ha presentato un nuovo esposto contro il sorpassometro installato ad Acquappesa, sostenendo che ci sarebbero ancora molte criticità su autorizzazioni, documentazione tecnica e trasparenza. La vicenda ha riacceso il dibattito tra sicurezza stradale, diritti degli automobilisti e validità delle sanzioni elevate con strumenti automatici.
Cos’è il sorpassometro e come rileva le infrazioni

Il sorpassometro è un sistema di controllo diverso da autovelox e tutor. Non misura la velocità media o istantanea, ma punta a individuare chi compie un sorpasso in un tratto vietato, soprattutto nei punti dove la visibilità è ridotta o la manovra può diventare molto pericolosa.
Il dispositivo lavora attraverso una combinazione di sensori inseriti nel manto stradale e telecamere. In questo modo rileva il passaggio del veicolo, registra la manovra e produce gli elementi utili alla contestazione dell’infrazione. Nella versione più recente, il sistema può anche generare brevi video che documentano il sorpasso contestato.
Dove si trova il dispositivo di Acquappesa
Il caso più discusso è quello installato ad Acquappesa, in provincia di Cosenza, sulla S.S. 18, nel tratto compreso tra il km 299+860 e il km 303+800, con postazione indicata al km 301+670. Si tratta di una zona dove, secondo l’impostazione del controllo, il rischio legato ai sorpassi sarebbe particolarmente alto.
Il dispositivo era già finito al centro dell’attenzione in passato, ma ora la polemica si è riaperta dopo la riattivazione del sistema e dopo il nuovo intervento dell’associazione Altvelox.
Perché Altvelox contesta il sorpassometro
Secondo quanto riportato nel nuovo esposto, il nodo non riguarda soltanto la presenza del dispositivo, ma soprattutto la sua filiera autorizzativa e la documentazione disponibile per verificare che il sistema operi correttamente. L’associazione sostiene che ci sarebbero incongruenze e zone d’ombra che andrebbero chiarite prima di continuare con l’attività sanzionatoria.
Nel mirino sono finite in particolare le autorizzazioni amministrative, i manuali tecnici del dispositivo e le verifiche effettuate nel tempo. Secondo l’esposto, la catena autorizzativa risalirebbe addirittura al 2011, con una determina prefettizia del 2012, mentre emergerebbero anche discrasie sulle date di un sopralluogo tecnico del 2014.
Altvelox sostiene inoltre che dopo quel periodo non risulterebbero ulteriori aggiornamenti o verifiche compatibili con la riattivazione del sistema annunciata nel 2025. Da qui la richiesta di fare piena chiarezza.



















