Lo spoglio è ancora in corso, ma i dati raccolti su un ampio numero di sezioni indicano un vantaggio ormai difficilmente colmabile per il fronte contrario alla riforma.
I numeri: vantaggio netto del No
Secondo le proiezioni più aggiornate, il No si attesta tra il 53% e il 54%, mentre il Sì resta tra il 46% e il 47%. Anche gli istituti di ricerca confermano un distacco ormai consolidato, con diverse rilevazioni che parlano di una “distanza incolmabile”.
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Le prime proiezioni Rai indicavano un No al 53,1%, poi salito fino al 53,9%, mentre altri sondaggi e intention poll avevano già segnalato nelle ore precedenti un trend favorevole al fronte contrario alla riforma.
Affluenza alta: quasi il 60%
Uno degli elementi più rilevanti della giornata è stata la partecipazione: l’affluenza si è attestata intorno al 58-59%, un dato elevato per un referendum costituzionale senza quorum.
La forte partecipazione è stata interpretata da molti osservatori come un segnale di mobilitazione trasversale, con un coinvolgimento significativo dell’elettorato su un tema tecnico ma politicamente sensibile.
Conte esulta: “Ce l’abbiamo fatta”
Tra le prime reazioni politiche spicca quella del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha commentato a caldo con un messaggio netto: “Ce l’abbiamo fatta, viva la Costituzione”.
Parole che segnano un tentativo di intestarsi politicamente il risultato, rivendicando il ruolo delle forze che hanno sostenuto il No durante la campagna referendaria.
La posizione del governo
Dal fronte della maggioranza, il commento è più cauto. Esponenti di governo hanno ribadito che l’esito del referendum non avrà conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo, sottolineando come la riforma facesse parte del programma elettorale ma che il voto popolare debba essere rispettato.
“Quando gli italiani si esprimono, va accettato”, è stata la linea espressa da alcuni rappresentanti della maggioranza, che hanno riconosciuto il risultato pur auspicando un esito diverso.
Cosa prevedeva la riforma bocciata
Il quesito referendario riguardava una profonda revisione della Costituzione in materia di giustizia. Tra i punti principali:
– Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri
– Creazione di due CSM distinti
– Introduzione del sorteggio per parte dei membri del CSM
– Istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma
Con la vittoria del No, la riforma viene respinta e resta in vigore l’attuale sistema.
Un voto che pesa sul clima politico
Il risultato del referendum rappresenta un segnale politico importante, anche se formalmente non incide sulla stabilità del governo. La netta vittoria del No evidenzia una spaccatura nel Paese sul tema della giustizia e potrebbe influenzare il dibattito politico nei prossimi mesi.
Ora l’attenzione si sposta sul dopo-referendum, con la necessità di ricomporre le tensioni emerse durante la campagna e di capire quali saranno le prossime mosse delle forze politiche.