lunedì, Marzo 23

Referendum giustizia 2026, vince il No: risultati, affluenza e reazioni politiche

Il referendum sulla giustizia si chiude con una vittoria del No, che supera il 54% secondo le prime proiezioni, segnando una battuta d’arresto per la riforma costituzionale sostenuta dalla maggioranza di governo. L’affluenza ha sfiorato il 60%, un dato significativo che conferma l’alta partecipazione degli italiani a una consultazione considerata cruciale per l’assetto della magistratura.

Lo spoglio è ancora in corso, ma i dati raccolti su un ampio numero di sezioni indicano un vantaggio ormai difficilmente colmabile per il fronte contrario alla riforma.

I numeri: vantaggio netto del No

Secondo le proiezioni più aggiornate, il No si attesta tra il 53% e il 54%, mentre il Sì resta tra il 46% e il 47%. Anche gli istituti di ricerca confermano un distacco ormai consolidato, con diverse rilevazioni che parlano di una “distanza incolmabile”.

Le prime proiezioni Rai indicavano un No al 53,1%, poi salito fino al 53,9%, mentre altri sondaggi e intention poll avevano già segnalato nelle ore precedenti un trend favorevole al fronte contrario alla riforma.

Affluenza alta: quasi il 60%

Uno degli elementi più rilevanti della giornata è stata la partecipazione: l’affluenza si è attestata intorno al 58-59%, un dato elevato per un referendum costituzionale senza quorum.

La forte partecipazione è stata interpretata da molti osservatori come un segnale di mobilitazione trasversale, con un coinvolgimento significativo dell’elettorato su un tema tecnico ma politicamente sensibile.

Conte esulta: “Ce l’abbiamo fatta”

Tra le prime reazioni politiche spicca quella del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha commentato a caldo con un messaggio netto: “Ce l’abbiamo fatta, viva la Costituzione”.

Parole che segnano un tentativo di intestarsi politicamente il risultato, rivendicando il ruolo delle forze che hanno sostenuto il No durante la campagna referendaria.

La posizione del governo

Dal fronte della maggioranza, il commento è più cauto. Esponenti di governo hanno ribadito che l’esito del referendum non avrà conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo, sottolineando come la riforma facesse parte del programma elettorale ma che il voto popolare debba essere rispettato.

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