mercoledì, Aprile 15

Ilaria Salis conserva l’immunità: il Parlamento Europeo dice no all’Ungheria, il motivo

Un solo voto di scarto. Tanto è bastato per evitare che Ilaria Salis tornasse in carcere in Ungheria, quel carcere dove era stata condotta in manette, catene alle caviglie e al guinzaglio davanti alle telecamere di mezzo mondo. Il Parlamento Europeo ha deciso di non revocare la sua immunità parlamentare, e le motivazioni pubblicate oggi — contenute nella decisione del 7 ottobre 2025 — sono un atto d’accusa durissimo nei confronti del sistema giudiziario ungherese.

La motivazione: “Fumus persecutionis”

La chiave di tutto è in una locuzione latina che ha un peso specifico enorme nella storia politica italiana: “fumus persecutionis”. Letteralmente, il fumo della persecuzione — ovvero la presenza di elementi concreti che fanno presupporre che un procedimento giudiziario abbia motivazioni politiche, non giuridiche. È la stessa motivazione con cui la Camera dei Deputati italiana, il 29 aprile 1993, respinse quattro delle sei autorizzazioni a procedere nei confronti di Bettino Craxi, il segretario del PSI al centro di Tangentopoli.

Il Parlamento Europeo ha applicato lo stesso principio al caso Salis, scrivendo nero su bianco che “sembrerebbe, in questo caso, che si possa presupporre la sussistenza del fumus persecutionis, vale a dire elementi concreti dai quali si evince che l’intento alla base del procedimento giudiziario è quello di recare pregiudizio all’attività politica di Ilaria Salis in qualità di deputata al Parlamento Europeo”.

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L’accusa all’Ungheria: solo gli antifascisti sono stati processati

Il punto più esplosivo della decisione riguarda la selettività delle indagini ungheresi. I fatti risalgono al febbraio 2023, quando Salis si trovava a Budapest durante la cosiddetta Giornata dell’Onore, una commemorazione neonazista autorizzata ogni anno nella capitale ungherese. Secondo l’accusa, avrebbe partecipato ad attacchi coordinati contro militanti di estrema destra presenti in città.

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