Marco Travaglio è entrato in studio a Otto e Mezzo su La7 e ne è uscito dopo aver demolito quasi tutto. Il direttore del Fatto Quotidiano ha usato l’ospitata per sferrare un attacco a più livelli: prima il doppio standard del governo italiano su Gaza e Ucraina, poi la stoccata su Tajani, poi la critica più dura di tutte — quella sul potere che Marina e Pier Silvio Berlusconi esercitano su Forza Italia senza che nessuno sembri trovare la cosa scandalosa. Una sequenza che ha scaldato la trasmissione di Lilli Gruber fin dai primi minuti.
Il doppio standard su Gaza e Ucraina: i numeri che bruciano

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Il punto di partenza è la difesa della linea governativa sull’invio di armi all’Ucraina, sostenuta in studio dall’europarlamentare di Forza Italia Letizia Moratti in un acceso scontro con Massimo Cacciari. Travaglio è intervenuto con una serie di numeri che ha presentato come la risposta più efficace a qualsiasi retorica: “A Gaza c’è un aggressore da tre anni che ha sterminato 75mila persone di cui l’83% civili, con il più alto tasso di vittime civili di una guerra. In Ucraina si ha il più basso tasso di vittime civili. Le do dei numeri: 20 pacchetti di sanzioni alla Russia, 0 pacchetti di sanzioni a Israele”.
Una disparità di trattamento che per Travaglio racconta tutto quello che c’è da sapere sulla coerenza — o sull’assenza di essa — della politica estera occidentale e italiana in particolare. “Lei ha mai visto quella ameba del nostro ministro degli Esteri battersi in Unione Europea per sanzionare Israele?”, ha chiesto rivolgendosi alla Moratti. “Io li ho visti battersi per non sanzionare Israele”. E ancora: “Li ho visti astenersi anche su un gesto puramente simbolico come il riconoscimento dello Stato palestinese, che dieci anni fa la Meloni riteneva urgentissimo e adesso ritiene prematuro”.
L’incontro a Cologno Monzese: quattro ore che nessuno ha voluto chiamare scandalo
Ma è sulla figura di Antonio Tajani che Travaglio ha sferrato l’attacco più devastante. Il riferimento è a un episodio della settimana scorsa: il ministro degli Esteri e vicepremier è stato convocato da Marina e Pier Silvio Berlusconi negli uffici Mediaset di Cologno Monzese. Un incontro durato circa quattro ore, nel quale i due eredi del fondatore di Forza Italia avrebbero esercitato pressioni su Tajani riguardo alle nomine interne al partito — tra cui la sostituzione del capogruppo al Senato, avvenuta puntualmente il giorno successivo — e sui tempi del congresso di Forza Italia.
Travaglio ha scelto una parola precisa per descrivere la scena: “sequestrato”. E ha aggiunto: “Probabilmente verrebbe considerata scandalosa anche in Corea del Nord”. Poi ha articolato meglio il ragionamento: “Voi immaginate i padroni del più grande polo editoriale e televisivo di un paese, imprenditori privati che manco fanno il gesto di candidarsi e di prendere dei voti, che convocano nella loro azienda il ministro degli Esteri, vicepremier e leader di uno dei tre partiti della maggioranza, lo tengono sequestrato per quattro ore e gli fanno un mazzo così”.
“Peggio di quando c’era Berlusconi”
La chiusura è il passaggio più provocatorio di tutta l’ospitata. Travaglio ha fatto un paragone diretto tra la situazione attuale e quella del ventennio berlusconiano, con una conclusione che nessuno si aspettava: la situazione di oggi sarebbe peggiore. “Ma vi sembra normale che ci sia un partito eterodiretto da un’azienda televisiva? Questo è peggio di quando c’era Berlusconi, perché almeno lui metteva i soldi ma poi si candidava e prendeva dei voti: nonostante il suo conflitto di interesse, era un soggetto legittimato a fare politica”.
E la domanda finale, quella che ha lasciato in sospeso la trasmissione: “Questi due signori, figli di Berlusconi, chi rappresentano?”. Una domanda retorica, certo. Ma anche una domanda a cui nessuno, almeno in studio, ha saputo rispondere.