Il decreto Sicurezza è arrivato in aula alla Camera questa mattina alle 9, senza mandato al relatore, con il governo pronto a porre la questione di fiducia. Ma il clima è tutt’altro che ordinario: il Quirinale ha messo un paletto chiaro sul provvedimento, l’opposizione promette ostruzionismo e il centrodestra non ha ancora trovato una soluzione che regga. Il conto alla rovescia è iniziato: sabato 25 aprile il decreto perde efficacia se non viene convertito in legge.
Mattarella non firmerà la norma così com’è

Il nodo è noto: l’emendamento che prevede un compenso di 615 euro per gli avvocati che favoriscono il rimpatrio volontario dei loro assistiti migranti è finito sotto il faro del Quirinale. Il messaggio che filtra dal Colle è netto: se quella norma resterà invariata, Mattarella non la firmerà. Il motivo è costituzionale — la misura incide sul diritto di difesa, trasformando potenzialmente l’avvocato da difensore dell’assistito a esecutore della volontà governativa.
Nella notte le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera stavano lavorando a un emendamento correttivo. L’ipotesi è però sfumata: qualsiasi modifica richiederebbe un ritorno al Senato dopo il via libera della Camera, e i tempi sono strettissimi. Con le opposizioni che promettono di fare ostruzionismo, la maggioranza non è sicura di potersi permettere un doppio passaggio parlamentare entro sabato.
L’ipotesi del decreto stralcio
Tra le soluzioni circolate nelle ultime ore c’è quella di un nuovo decreto ad hoc per abrogare la norma contestata — un’idea lasciata intendere dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa, che aveva annunciato un ordine del giorno in tal senso. Ma anche questa strada è scivolosa: un decreto stralcio rischierebbe di essere interpretato come una forzatura rispetto ai dettami del Colle, con conseguenze politiche difficili da gestire.
Il risultato è un governo che questa mattina si presenta in aula senza una soluzione chiara, con la questione di fiducia come unico strumento certo e una norma che il Presidente della Repubblica ha già fatto capire di non voler firmare.