L’opposizione non perde tempo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito il centrodestra in “stato confusionale”, attaccando sia il metodo che il merito. “Dopo la sonora sconfitta referendaria, incurante del voto degli italiani, il governo ci riprova sulla giustizia. Adesso tenta di rimetterci le mani per costringere gli avvocati a farsi esecutori della volontà politica, minando il principio costituzionale del diritto alla difesa”. La chiusura è lapidaria: “Va ricordato a Meloni che gli avvocati sono chiamati a difendere i diritti del proprio assistito, non del governo di turno”.
Bonafè (Pd): “Un obbrobrio, degrado istituzionale”
Ancora più dura la capogruppo dem in commissione Affari costituzionali Simona Bonafè, che ha demolito sia la norma che la soluzione proposta dalla maggioranza. “È ridicolo pensare di poter superare criticità di questo tipo con un ordine del giorno”, ha detto, definendo la misura sugli incentivi agli avvocati un “obbrobrio” che “lede l’autonomia dell’avvocatura e rischia di trasformare gli avvocati in attuatori delle scelte del governo. Mai visto prima: siamo davanti a un degrado istituzionale”.
Il conto alla rovescia: tutto deve finire entro sabato
La pressione del calendario è il fattore che rende tutto più complicato. Il decreto scade sabato 25 aprile — il giorno della Liberazione — e senza conversione in legge perde efficacia. Ogni ora che passa restringe le opzioni disponibili. Il governo dovrà scegliere tra cedere sulla norma contestata, rischiare lo scontro istituzionale con il Quirinale o trovare una via di uscita tecnica che non esiste ancora. Nel frattempo, l’opposizione aspetta. E promette di non rendere le cose facili.