Catanzaro non riesce ancora a fare i conti con quello che è successo all’alba del 22 aprile. Anna Democrito, 46 anni, operatrice socio-sanitaria, ha svegliato i suoi tre figli piccoli nel cuore della notte, li ha vestiti con gli abiti delle grandi occasioni — quelli della prima comunione — li ha presi in braccio uno per uno e li ha lasciati cadere dal terrazzo al terzo piano. Poi si è gettata a sua volta, con un rosario tra le mani. Due bambini sono morti. La terza figlia, sei anni, lotta in terapia intensiva.
La bimba sopravvissuta: trasferita al Gaslini di Genova

Nel pomeriggio di mercoledì la piccola di sei anni è stata sottoposta a una delicata procedura di radiologia interventistica per stabilizzare le lesioni più minacciose per la vita. La primaria del reparto, Stefania Faragò, ha spiegato che l’intervento era necessario prima di qualsiasi trasferimento. In serata la bambina ha lasciato l’ospedale di Catanzaro per essere trasportata al Gaslini di Genova, uno dei centri di eccellenza pediatrica più importanti d’Italia. Le sue condizioni restano critiche ma stabilizzate.
Il marito e la notte dell’orrore
Il marito di Anna dormiva in casa al momento della tragedia. Non si è accorto di nulla finché non ha sentito il rumore della caduta. Non vedendo nessuno in casa si è precipitato in strada. Quello che ha trovato sull’asfalto lo ha distrutto: la moglie, i bambini. Ha cercato di rianimarli con le proprie mani, in attesa dei soccorritori che si sono precipitati sul posto. I suoi sforzi sono stati vani. I due bambini più piccoli — un neonato di 4 mesi e una bambina di 4 anni — e Anna sono morti sul colpo. Sull’asfalto è rimasto un ciuccio rosso, probabilmente del bambino più piccolo.
La depressione post-partum e il disagio ignorato
La Procura di Catanzaro ha confermato la correlazione tra il gesto estremo e la sofferenza psichiatrica della donna. Anna aveva manifestato già in passato un disagio di natura psichiatrica, aggravato nell’ultimo periodo da una depressione post-partum dopo la nascita, a dicembre, dell’ultimo figlio. Non ci sono indagati e non si ipotizza il coinvolgimento di terze persone. È un omicidio-suicidio, senza ombre.
Il parroco della zona aveva intuito qualcosa. Aveva suggerito ad Anna di chiedere aiuto, di farsi supportare. Lei aveva sempre mostrato timore — la paura, secondo chi la conosceva, che potessero toglierle i figli se avesse ammesso di stare male. Una paura che l’ha tenuta lontana dalle cure proprio quando ne aveva più bisogno.