Catanzaro si è svegliata con una notizia che toglie il fiato. All’alba del 22 aprile, in un quartiere residenziale tranquillo non lontano dal centro città, Anna Democrito, 46 anni, operatrice socio-sanitaria, si è gettata dal balcone del terzo piano con i suoi tre figli piccoli. Un neonato di appena 4 mesi e una bambina di 4 anni sono morti. La terza figlia, di 6 anni, lotta tra la vita e la morte in ospedale. Il marito dormiva in casa, ignaro di quanto stava accadendo.
Gli abiti della prima comunione e il rosario tra le mani

I dettagli che emergono rendono la scena ancora più straziante. Nella notte Anna si è alzata mentre il marito dormiva, ha preso i bambini ancora addormentati e li ha vestiti con abiti eleganti — quelli delle occasioni speciali, quelli della prima comunione. Poi li ha portati sul balcone e si è lanciata con loro nel vuoto. Quando i soccorritori sono arrivati, stringeva ancora tra le mani un rosario. Sull’asfalto è rimasto un ciuccio rosso, con ogni probabilità appartenente al neonato di quattro mesi.
Il primo a notare i corpi è stato un agente di polizia che abita nello stesso stabile, intorno alle cinque del mattino. Il marito si è accorto di quanto accaduto solo dopo aver sentito il rumore dello schianto.
Chi era Anna Democrito
Chi la conosceva la descrive come una persona tranquilla, schiva, mai sopra le righe. Lavorava come operatrice socio-sanitaria presso la Rsa per anziani “Monsignor Apa” di Catanzaro. Conduceva una vita semplice, divisa tra il lavoro e la famiglia, in un quartiere legato alla vita di parrocchia. Era conosciuta come una madre presente, molto attenta ai figli e profondamente credente.
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Frequentava la parrocchia della zona, anche se negli anni, con il lavoro e la famiglia, la sua presenza era diventata meno costante. Negli ultimi tempi, però, era tornata a farsi vedere più spesso. Il parroco, don Vincenzo, ha raccontato che Anna viveva con una forte preoccupazione per i bambini, e che lui stesso le aveva suggerito di chiedere aiuto e di farsi supportare. Ma lei avrebbe sempre mostrato timore.
La depressione post-partum e la paura di perdere i figli
Il terzo figlio era nato pochi mesi fa. Dopo il parto, qualcosa era cambiato. Secondo quanto emerso nelle ore successive alla tragedia, Anna avrebbe manifestato segnali di disagio e le sarebbe stata diagnosticata una depressione post-partum — una condizione che, secondo le testimonianze raccolte, non sarebbe stata seguita con un percorso terapeutico strutturato.
Il motivo, stando a chi la conosceva, era la paura: Anna temeva che, se avesse chiesto aiuto o fosse risultata troppo fragile, le potessero togliere i figli. Un timore che l’ha portata a isolarsi proprio quando avrebbe avuto più bisogno di supporto. Non risultano segnalazioni ai servizi sociali né interventi precedenti sulla famiglia.