Il delitto di Garlasco torna al centro della cronaca giudiziaria con un nuovo passaggio che potrebbe cambiare in modo radicale il corso dell’inchiesta. Andrea Sempio, nuovamente sotto la lente della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, dovrà decidere se presentarsi all’interrogatorio fissato per il prossimo 6 maggio, un appuntamento che per gli investigatori rappresenta un momento chiave dell’indagine.
La scelta non è semplice. Davanti a lui ci sono tre possibilità: non comparire, presentarsi senza rispondere oppure affrontare direttamente il confronto con i magistrati. Una decisione che i legali stanno valutando con estrema cautela, perché ogni opzione può avere conseguenze molto diverse sul piano processuale.
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Il nodo dell’interrogatorio del 6 maggio

Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, gli inquirenti ritengono di aver raccolto nuovi elementi che avrebbero rafforzato il quadro accusatorio. Per questo motivo l’interrogatorio non viene considerato un semplice atto formale, ma un passaggio che potrebbe chiarire definitivamente la posizione dell’indagato.
Se Sempio dovesse scegliere di non rispondere, la difesa manterrebbe una linea prudente, evitando il rischio di dichiarazioni che potrebbero essere interpretate in modo sfavorevole. Al tempo stesso, però, resterebbe senza conoscere nel dettaglio il contenuto delle nuove contestazioni fino alla chiusura delle indagini.
L’impronta che torna al centro
Tra gli elementi che continuano a far discutere c’è la cosiddetta impronta 33, la traccia repertata sulle scale dell’abitazione di via Pascoli. Per la Procura quella impronta sarebbe compatibile con Andrea Sempio e rappresenterebbe uno degli indizi più delicati dell’intero fascicolo.
La difesa, al contrario, sostiene da tempo che quell’elemento non possa essere considerato una prova definitiva e contesta l’interpretazione fatta dagli investigatori. Proprio attorno a questa traccia si starebbe concentrando una parte importante del nuovo confronto tra accusa e difensori.
La possibile “prova regina”
Nelle ultime ore si è parlato anche di una possibile “prova regina” che non sarebbe ancora emersa pubblicamente. Si tratterebbe di un elemento che la Procura starebbe mantenendo riservato per la fase finale dell’indagine, nel tentativo di consolidare l’ipotesi accusatoria.
Al momento non esistono conferme ufficiali sul contenuto di questo nuovo tassello, ma la sola ipotesi che esista un elemento ancora sconosciuto sta aumentando l’attenzione attorno al procedimento. Anche per questo l’interrogatorio del 6 maggio viene considerato uno snodo decisivo.
Perché si parla di ergastolo
A rendere il quadro ancora più pesante ci sono le aggravanti ipotizzate dagli inquirenti. Nel nuovo impianto accusatorio si fa riferimento a futili motivi e crudeltà, due circostanze che, se confermate in un eventuale processo, potrebbero aprire la strada a una condanna all’ergastolo.
Non si tratta ancora di una sentenza né di un rinvio a giudizio, ma il fatto che la Procura stia valutando un’impostazione così severa dimostra quanto il caso stia assumendo un peso diverso rispetto al passato. Per questo il prossimo confronto in Procura potrebbe segnare uno dei momenti più delicati dell’intera vicenda giudiziaria.