giovedì, Giugno 25

Hantavirus, il racconto dell’allenatore sopravvissuto

Il suo racconto oggi torna a far paura, soprattutto dopo il recente focolaio di hantavirus registrato sulla nave da crociera Mv Hondius. Ma la storia di Ralph Hasenhuttl, ex allenatore del Southampton e del Wolfsburg, risale all’estate del 2012 ed è una testimonianza drammatica di quanto questo virus possa colpire anche persone giovani, sane e sportive.

L’ex tecnico austriaco, oggi 58enne, ha raccontato in passato al Mirror di aver contratto l’infezione quasi senza accorgersene, durante una normalissima attività domestica.

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“Stavo solo pulendo il terrazzo”

All’epoca Hasenhuttl allenava l’Aalen in Germania e stava preparando la nuova stagione dopo la promozione in Bundesliga 2. Nulla lasciava immaginare che di lì a poco sarebbe finito in terapia intensiva.

Secondo il suo racconto, tutto sarebbe iniziato mentre stava pulendo il terrazzo di casa senza utilizzare una mascherina protettiva.

“Credo di aver inalato della polvere”, ha spiegato l’ex allenatore. Una dinamica che gli esperti considerano compatibile con il contagio da hantavirus, trasmesso attraverso urine, saliva o escrementi di roditori infetti.

L’infezione, infatti, può avvenire anche semplicemente respirando particelle contaminate presenti nell’aria, soprattutto in ambienti chiusi o sporchi di residui lasciati da topi o ratti.

I primi sintomi scambiati per stanchezza

Per diversi giorni Hasenhuttl non si sarebbe accorto della gravità della situazione. Inizialmente aveva attribuito i dolori a una semplice uscita in mountain bike e alla fatica accumulata durante il periodo di allenamento.

Poi però il quadro clinico è precipitato rapidamente.

“Sono andato a letto ed è iniziato il mal di testa. Sentivo come se avessi un ago infilato nella testa”, ha raccontato.

Nel giro di poco tempo sarebbero comparsi anche fortissimi dolori alla schiena. “Era come avere un coltello nella schiena”, ha spiegato l’allenatore.

Gli esami medici mostrarono che il virus stava provocando un rapido ingrossamento di fegato e reni, compromettendo seriamente il suo organismo.

Due settimane in terapia intensiva

La situazione divenne così grave da richiedere il ricovero immediato in terapia intensiva, dove Hasenhuttl rimase per circa due settimane.

L’ex allenatore ha raccontato di aver vissuto giorni di enorme paura, senza sapere se sarebbe riuscito a sopravvivere.

“Il battito cardiaco era così forte che mi svegliavo di notte sentendo dei colpi nel petto”, ha spiegato.

In quel momento i medici gli dissero che non esisteva una cura immediata specifica: il corpo avrebbe dovuto produrre autonomamente gli anticorpi necessari per contrastare il virus.

“Bisognava aspettare e sperare di sopravvivere”, ha ricordato.

“Perché dovrei morire per un virus?”

Nel suo racconto emerge anche il lato psicologico della malattia. Hasenhuttl ha spiegato di aver cercato di respingere continuamente i pensieri peggiori.

“Mi sentivo giovane, sano e forte. Continuavo a pensare: perché dovrei morire per un virus?”, ha raccontato.

Fortunatamente il suo organismo riuscì a reagire e, dopo settimane di ricovero e recupero, l’allenatore riuscì a superare la fase critica.

Oggi la sua testimonianza è tornata al centro dell’attenzione internazionale proprio mentre cresce la preoccupazione per i recenti casi di hantavirus emersi durante la crociera della Mv Hondius, episodio che ha riacceso l’attenzione su un’infezione rara ma potenzialmente molto pericolosa.

Gli esperti continuano infatti a raccomandare attenzione soprattutto durante la pulizia di ambienti chiusi, cantine, soffitte, terrazzi o luoghi frequentati da roditori, dove il rischio di inalazione di particelle contaminate può aumentare sensibilmente.

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